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	<title>stefanoguerriniarchivio.it &#187; silvia venturini fendi</title>
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	<description>Stefano Guerrini Archivio</description>
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		<title>Il nuovo Made in Italy raccontato da Marco Magalini!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 12:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Conversazioni di moda]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il nuovo Made in Italy raccontato da Marco Magalini! "Moda. Il nuovo Mad in Italy" racconta dodici storie, per documentare il nuovo ricambio generazionale nella moda.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Conosco Marco da tempo, non solo è uno di quei colleghi che si incontrano volentieri ad una sfilata o ad una presentazione e con i quali è piacevole scambiare qualche battuta, ma sono stato fra i primissimi, spero di poterlo dire senza passar davanti ai suoi tanti fan, ad esprimergli in occasione dei suoi inizi come contributor di un noto portale fashion online, il mio apprezzamento. Marco, che di cognome fa Magalini, è un ottimo critico di moda, un fashion writer attento, apprezzato, preparato.<br />
Per cui ho accolto con piacere la notizia che si stava dedicando ad un libro. Questo era alcuni mesi fa, ora il libro c’è, è stato già presentato in alcune manifestazioni importanti, compreso in concomitanza con la passata edizione di AltaRoma, durante “Panetta Tailor loves #ilnuovomadeinitaly”, un percorso di stile curato da Federico Poletti<em>,</em> proprio presso la storica sartoria romana Panetta.<br />
</strong><strong>È da un po’ che rincorro Marco, impegnatissimo fra fashion week varie e i suoi tanti impegni, è senior editor per fashion illustrated e suoi articoli sono pubblicati su riviste come Urban, The Lifestyle Journal, Vo+, vogue.it, Huffinghton post, Modaonline e Designspeaking<strong>. Ma alla fine ce l’ho fatta ad intervistarlo. Volevo sapere di più del libro, ma soprattutto capire con lui quanto fosse importante il tema trattato.<br />
L’opera si chiama: “Moda. Il nuovo Made in Italy” e parla di quel tanto atteso ricambio generazionale che sembra ora finalmente accadere nel nostro fashion system. Argomento che mi è molto caro, come saprete bene se seguite questo blog, e che sta molto a cuore anche al giornalista, come avrete modo di cogliere dal nostro scambio di battute.<br />
Molto felice di poter dedicare spazio su lepilloledistefano a questo argomento, quindi, do il benvenuto a Marco Magalini. Enjoy!</strong></strong></p>
<dl id="attachment_24411" class="wp-caption aligncenter" style="width: 715px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/book_2.jpg"><img class="size-full wp-image-24411" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/book_2.jpg" alt="La copertina del libro di Marco Magalini." width="705" height="947" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">
<h4>La copertina del libro di Marco Magalini.</h4>
</dd>
</dl>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata l’idea di questo libro?</strong><br />
Sto vivendo una fase della vita nella quale un forte realismo si scontra di continuo con il mio grande entusiasmo nei confronti del lavoro, delle arti (la moda, il design, il cinema, la letteratura, la danza, che sono per me anzitutto delle arti), delle persone che incontro. E questo entusiasmo, nonostante la congiuntura socioeconomicamente evidentemente complessa, continua fortunatamente ad avere la meglio sul primo. Questa dicotomia ‘belligerante’, tra razionale ed irrazionale, emergeva anche parlando con molti giovani creativi i quali si trovano ad operare in una situazione del mercato non facile, nella quale la vera sfida consiste nel rimanere dei creativi ‘puri’, senza scendere troppo a compromessi con le domande talvolta schizofreniche e fuorvianti della clientela massificata. Con il mio libro voglio trasmettere ai lettori le storie di questi nuovi imprenditori, il loro entusiasmo, i loro incredibili traguardi. Volevo dare alle persone ‘normali’, quelle che non possiamo definire &#8216;addetti ai lavori&#8217;, gli strumenti per decidere di supportare il lavoro di questi nuovi creativi, tramite le scelte d’acquisto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chi è questo libro? Chi lo deve leggere?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Ho pensato questo libro partendo dalla fine della storia: una distinta signora che – complice la lettura del mio libro – in una raffinata boutique, decide di acquistare la borsa di una nuova imprenditrice della moda (alias, stilista), anziché quella di uno dei ‘soliti noti’. E che, sempre questa distinta signora, indossando tale borsa, ricevesse molti complimenti dalle amiche, perfettamente coscienti di che borsa si tratta. Il mio è un libro per tutte le persone curiose, quelle che ricercano, nel mondo nel quale vivono, delle idee nuove. Quelle che si entusiasmano nel vedere qualcosa di originale, di ben fatto, di creativamente geniale. Quelle che si informano, che apprezzano il lavoro degli altri e che danno valore alle idee. Sono un po’ vago? Sì. La moda è solo un pretesto. Se i protagonisti del libro facessero altro, lo farebbero in modo egualmente geniale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<dl id="attachment_24409" class="wp-caption aligncenter" style="width: 713px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/marcomagalini-BN-1.jpg"><img class="size-full wp-image-24409" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/marcomagalini-BN-1.jpg" alt="Un ritratto dell'autore." width="703" height="368" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">
<h4>Un ritratto dell&#8217;autore, realizzato, come il successivo da Matteo Bianchessi</h4>
</dd>
</dl>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale, a tuo avviso, l’importanza di un’opera come questa?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">È un libro che parla di una nuova generazione di imprenditori che, al pari dei ‘padri’, raggiunge dei traguardi sfruttando un ingrediente fondamentale: il sacrificio. Nulla di sostanziale è cambiato col passare del tempo in tale ricetta per conquistarsi il successo (nella moda, come in qualsiasi altro settore). Troppo spesso ho invece a che fare con dei miei (e loro) coetanei che non conoscono affatto il significato della parola sacrificio, e che affrontano il ‘mondo della moda’ assuefatti dai troppi programmi televisivi ‘glamour’ e completamente fuorviati dalla miriade di specchi per le allodole in formato 2.0. Moda non significa solo vestiti, significa cultura, sociologia, passione, sensibilità, visione, economia, duro lavoro. Per quello che ho imparato dalle esperienze dei dodici protagonisti del mio libro, sulla mia pelle, e da tutte le persone che ho intervistato in questi anni, l’ingrediente che fa la differenza è sempre lo stesso: il sacrificio. Molte cose sono cambiate nel corso degli anni: internazionalizzazione, time-to-market inferiore, burocrazie sempre più costrittive, e molti altri aspetti. Ma, come dice Paula Cademartori, il 2% è glamour, il restante 98% è fatica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali le difficoltà incontrate nella stesura dell’opera?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Il mio è un libro comparativo, nel quale racconto dodici storie in dodici capitoli. Un po’ come se, entrando in un negozio, si vedessero dodici corner di altrettanti brand. Tutti sotto lo stesso tetto, certo, ma ognuno concepito con una propria identità e volto a raccontarla al meglio. Nel mio libro accade esattamente la stessa cosa ed è, in buona sostanza, a parole, lo specchio di ciò che accade in tutti i negozi del mondo. Il confronto spesso spaventa e quindi ho trovato alcune porte chiuse. Mi auguro che in futuro tali creativi trovino la forza di credere maggiormente nei loro progetti e superino di conseguenza la cieca paura del confronto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali invece le sorprese e gli insegnamenti personali che ne hai tratto?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Come confesso in più d’un passaggio del libro, ero partito prevenuto. Immaginavo che in qualche caso fosse intervenuto uno ‘zampino’ di troppo. Invece mi sono trovato davanti delle persone di forte carattere che mi hanno insegnato che la fortuna non esiste. E che, con 10.000 euro, se alla base c’è del talento, si può andare lontano. Consiglio la lettura del mio libro a tutti quelli che odiano la moda, perché la considerano spreco e superficialità, e a tutti quelli che la amano a tal punto che l’hanno scelta, o la stanno per scegliere, come lavoro. Parlare con questi designer – chi più, chi meno nuovi sul mercato – mi ha fatto capire che la vera differenza la fa proprio il talento, la voglia di fare dei sacrifici e la determinazione, necessari per sopravvivere in questo ambiente e per crescere. Alcuni di loro provengono dall’altra parte del mondo e, nonostante tutto, hanno scelto il nostro Paese per insediarsi e realizzare il loro sogno. Non in America (o le più </span><em style="line-height: 1.5;">in voga</em><span style="line-height: 1.5;"> Australia o Inghilterra), ma in Italia.</span></p>
<dl id="attachment_24412" class="wp-caption aligncenter" style="width: 717px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/alvvino_per-marco-magalini1.jpg"><img class="size-full wp-image-24412" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/alvvino_per-marco-magalini1.jpg" alt="Dettaglio del lavoro di Alvvino per la cover del libro &quot;Moda. Il nuovo Made in Italy&quot;." width="707" height="1000" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Dettaglio del lavoro di Alvvino per la cover del libro &#8220;Moda. Il nuovo Made in Italy&#8221;.</dd>
</dl>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono, se ci sono, le caratteristiche che hanno in comune i nuovi nomi della moda italiana?  Ci sono dei tratti comuni, delle attitudini simili, delle strategie che avvicinano i nuovi designer?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">L’identità in primis. L’identità non ha confini e parla un linguaggio universale: quello della moda. Molti di questi creativi, all’inizio del loro percorso, erano alla ricerca di un lessico, col quale esprimersi, globalizzato, universale, di facile comprensione. Salvo poi accorgersi che le persone desideravano tutt’altro: volevano acquistare qualcosa di diverso, qualcosa che parlasse veramente di loro, delle loro identità, storie. Per tutto il resto ci sono già le catene low-cost. Ed hanno quindi intrapreso una lunga strada fatta di introspezione e ricerca dell’essenziale, finalizzata a creare uno stile unico ed inimitabile. C’è poi la qualità e la manifattura. Per questo il nostro Paese è così ricco di talenti nella moda. Ricordiamoci che tutti questi creativi, italiani e stranieri, per insediarsi e realizzare il loro sogno hanno scelto l’Italia. Questo fatto dovrebbe farci riflettere e credere noi stessi, in primis, nelle potenzialità del nostro Paese. Rubando delle parole di Renzo Rosso, che mi ha scritto la prefazione: “Voi siete il futuro di questo Paese e sta a tutti noi supportarvi come possiamo. Pensate sempre e solo globale, la moda è e sarà sempre più questo. Senza dimenticare il patrimonio più grande che offre questo nostro Paese: la sua tradizione, la sua storia, il suo gusto e i suoi artigiani. Che sopravviverà e rifiorirà anche grazie al vostro lavoro”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi di questi nomi nuovi della moda ti ha convinto di più e perché?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Ho cercato più volte di stilare una (inconfessabile) lista di preferenze. Non ci sono riuscito. Ognuno di loro sta dimostrando una tale dedizione al suo progetto che merita un supporto concreto. E sarebbe sbagliato valutare il loro risultato in un momento preciso, in quanto ognuno di questi business prevede un percorso completamente differente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla fine si può veramente parlare di un ricambio generazionale nella moda italiana?<br />
</strong>Si, è così. Un ricambio che, come in ogni ambiente di cultura, sta avvenendo tramite dei ponti generazionali, anziché tramite delle faide. Giorgio Armani apre il suo Teatro di Milano per ospitare delle sfilate di giovani promesse (alcune delle quali sono nel mio libro), Silvia Venturini Fendi supporta attivamente il concorso Who is on Next?, la storica maison Pucci sceglie come direttore creativo Massimo Giorgetti. Sono tutti segnali che parlano di contaminazioni cross-generazionali. Quello su cui occorre ancora lavorare è la sinergia tra negozianti e i nuovi marchi, che dovrebbe essere potenziata. I buyer dovrebbero scommettere maggiormente sulle proposte di nuova generazione.</p>
<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/marcomagalini_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24410" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2015/01/marcomagalini_2.jpg" alt="marcomagalini_2" width="702" height="485" /></a>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa potrebbero fare le strutture ufficiali per aiutare gli emergenti? A tuo avviso si fa abbastanza per loro?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">In primis direi che occorrerebbe iniziare a pensare per davvero alla moda come business, non solo come argomento di costume, colore e mondanità. Le pagine della moda dovrebbero essere nei giornali nella sezione dell’economia e non dopo lo sport. Detto ciò, nel mio libro, innesco anche una riflessione sulle opportunità che in Italia trovano i più promettenti designer. Uno scenario difficile su cui si dovrebbe lavorare in maniera sinergica con le Istituzioni per offrire maggiori incentivi e premi per finanziare economicamente i new business. Su questo basti pensare a iniziative come il recente LVMH Prize o il The International Woolmark Prize o altri esempi all’estero dove, oltre alla visibilità, si offrono più concrete possibilità di supporto ai newcomers, oltre alla notorietà, come del denaro. Spenti i riflettori, non bisogna approfittare del buio per riprendersi i fiori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ti riserva il futuro? Hai altri progetti in divenire?<br />
</strong>Il mio desiderio è completare questa diapositiva dello scenario contemporaneo della nuova imprenditoria made in Italy, scrivendo altri 2 volumi: uno sui new player del Design e uno del Cibo.</p>
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		<title>Una guida su misura</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 19:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Conversazioni di moda]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[altaroma]]></category>
		<category><![CDATA[andrea spezzigu]]></category>
		<category><![CDATA[pascal gautrand]]></category>
		<category><![CDATA[silvia venturini fendi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ammetto di essermi innamorato del progetto di Andrea Spezzigu che, con Pascal Gautrand, ha dato alle stampe &#34;Una guida su misura-Roma&#34;, rivelando tutti quei luoghi dove nella capitale &#232; possibile farsi realizzare un vestito, un accessorio, dei capi &#8216;ad personam&#8217;, quindi su misura e non serializzati. Non abituato a questo tipo di approccio sono rimasto...  <a class="excerpt-read-more" href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/una-guida-su-misura/" title="Read more about Una guida su misura">Leggi tutto &#187;</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Ammetto di essermi innamorato del progetto di Andrea Spezzigu che, con Pascal Gautrand, ha dato alle stampe &quot;Una guida su misura-Roma&quot;, rivelando tutti quei luoghi dove nella capitale &egrave; possibile farsi realizzare un vestito, un accessorio, dei capi &#8216;ad personam&#8217;, quindi su misura e non serializzati. Non abituato a questo tipo di approccio sono rimasto affascinato dalle scoperte degli autori,&nbsp;dalla contemporaneit&agrave; di&nbsp;quello che erroneamente si pensa una pratica non pi&ugrave; comune, cio&egrave; il rapporto diretto dell&#8217;acquirente con l&#8217;artigiano, il professionista del settore moda, o molto costosa. Non abitando a Roma invito gli autori&nbsp;a dedicarci un&#8217;altra guida come questa, magari declinata su tutto la penisola. Gustiamoci per ora questa pubblicazione, magari organizzando gite ad hoc nella capitale.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">Ho chiacchierato con Andrea per sapere di pi&ugrave; di questo eccellente lavoro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="533" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/img_2330.jpg" />
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b><span style="font-size: 14pt">Come &egrave; nata l&rsquo;idea di una guida di questo tipo?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">&ldquo;Una Guida su misura &ndash; Roma&rdquo; &egrave; stata scritta a quattro mani con il designer francese Pascal Gautrand che, arrivato all&rsquo;Accademia di Francia, ha effettuato uno studio sul sistema di produzione artigianale romana. </span><span style="font-size: 14pt">Una realt&agrave; che, seppur ricca, &egrave; stata difficile da classificare, poich&eacute; non esistono elenchi precisi e completi. Un sistema complesso, spesso nascosto, che si arriva a conoscere solo attraverso il passaparola e che la nostra Guida intende svelare. Siamo cos&igrave; riusciti a recensire 239 luoghi, dedicati al guardaroba maschile &ldquo;su richiesta&rdquo;, riscoprendo mestieri antichi: sarti, camiciai, calzolai, pellettieri, astucciai, ombrellai, profumieri con cui condividere il proprio estro creativo. Un lavoro che &egrave; piaciuto a Silvia Venturini Fendi che, in qualit&agrave; di Presidente di Altaroma e designer di Fendi, ne ha firmato la prefazione raccontando il suo rapporto privilegiato con il sistema artigianale, il pezzo unico. Cos&igrave; come Palombi Editori (<a href="http://www.palombieditori.it/detail.php?book=1052">http://www.palombieditori.it/detail.php?book=1052</a>) che ha subito creduto nel progetto. </span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="533" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/img_2328.jpg" /></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b><span style="font-size: 14pt">Siamo in tempi di fast-fashion, quale pensi siano i possibili fruitori di un libro come questo?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">Il pr&ecirc;t-&agrave;-porter ha realizzato il sogno dell&rsquo;accessibilit&agrave;, produrre vestiti e accessori in serie, offerti su larga scala e a costi ridotti, ma si &egrave; persa l&rsquo;idea del prodotto ad personam. Il fast fashion vuole, poi, anticipare i desideri e le aspettative, ma non lascia posto alla spontaneit&agrave; e alla creativit&agrave; del consumatore. Ecco allora che questo libro si rivolge a coloro che vogliono riscoprire l&rsquo;interazione, l&rsquo;ascolto e lo scambio diretto che esiste tra l&rsquo;artigiano e il cliente. La forza di questo microsistema &egrave; di poter proporre con precisione quello che il sistema industriale mondiale, malgrado i suoi mezzi, non pu&ograve; apportare: un valore aggiunto che stabilisce uno scambio culturale e un rapporto umano paritario tra il fabbricante e il consumatore. </span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b><span style="font-size: 14pt">Che cosa ti ha incuriosito e affascinato di pi&ugrave; mentre lo stavi preparando?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">L&rsquo;incredibile variet&agrave; dei luoghi che abbiamo raccontato. Scoprire che esistono ancora a Roma una miriade di posti che puntano su un rapporto esclusivo, fatto di profondi intendimenti con la loro clientela. &ldquo;Su misura&rdquo; non significa necessariamente capi extralusso e costosi. Noi dimostriamo che &egrave; possibile avere un abito <i>made-to-measure</i> anche a 400&euro;. In questo caso, non sar&agrave; un abito interamente fatto a mano, ma sicuramente andr&agrave; incontro al gusto e all&rsquo;espressione personale di chi lo ha scelto. Il &ldquo;su misura&rdquo; dunque non pi&ugrave; riservato alla casta dei politici o dei professionisti, ma rivolto anche ad un target pi&ugrave; giovane che apprezza un design pi&ugrave; contemporaneo.</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="533" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/img_2309.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b><span style="font-size: 14pt">Scriverlo ha cambiato il tuo modo di rapportarti alla moda e al tuo guardaroba?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">Indubbiamente. La ricerca dietro questo volume mi ha portato a riconsiderare il sistema standardizzato del pr&ecirc;t-&agrave;-porter e a rivalutare il sistema artigianale, quello che punta prevalentemente sul rapporto diretto e di scambio con la propria clientela. La stessa Guida contiene 50 pagine di consigli per conoscere meglio le tecniche, le lavorazioni e i prodotti del sistema artigianale romano. Per quanto riguarda il mio guardaroba, devo ammettere che, anche in passato, commissionavo camicie e abiti su misura. Oggi, tuttavia, quando entro in contatto con un artigiano, sento di essere pi&ugrave; esigente e di richiedere particolari che rispecchino maggiormente il mio gusto. </span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="323" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/rsm_186-187-it.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b><span style="font-size: 14pt">Se dovessi dare tre indirizzi culto personali fra quelli che hai pubblicato?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">Bella domanda! La scelta non &egrave; facile, ma ecco tre indirizzi imperdibili:</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><strong><span style="font-size: 14pt">Sartoria Ripense</span></strong><span style="font-size: 14pt">, fondata da Andrea Luparelli, dove in un&rsquo;atmosfera da <i>gentlemen&rsquo;s club</i> &egrave; bello perdersi tra stoffe per abiti dal gusto sopraffino, scarpe <i>handmade </i>e ordinare ombrelli su misura scegliendo manici e rivestimenti. (http://www.sartoriaripense.com/)</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><strong><span style="font-size: 14pt">Jask&auml;</span></strong><span style="font-size: 14pt">, la sartoria dei fratelli Scavelli, per chi cerca camicie <i>bespoke</i> dal design contemporaneo a prezzi pi&ugrave; ragionevoli. Strabiliante la palette cromatica per la scelta dei calzini su misura. (http://www.jaska.it/)</span></div>
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<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt">Per i cappelli, invece, consiglio anche solo una visita nello splendido laboratorio di <strong>Antica Manifattura Cappelli</strong>, un monumento dell&rsquo;artigianato italiano dove scegliere tra coppole, cilindri, colbacchi e panama in un&rsquo;infinit&agrave; di materiali. Patrizia Fabri, la titolare, &egrave; anche in grado di realizzare cappelli su disegno del cliente, ovviamente tutti fatti a mano. (http://www.antica-cappelleria.it/)</span></div>
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<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="323" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/rsm_136-137-it.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 14pt"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="323" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/novembre 2010/rsm_142-143-it.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><b>&nbsp;</b></div>
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