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	<title>stefanoguerriniarchivio.it &#187; 4 WORDS</title>
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	<description>Stefano Guerrini Archivio</description>
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		<title>Stefano Guerrini per Guerri: la mia borsa in limited edition per la p/e 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 09:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Me.Myself.and I]]></category>
		<category><![CDATA[Things I like now]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Vailetti]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Rovelli]]></category>
		<category><![CDATA[Guerri]]></category>
		<category><![CDATA[Guerri Milano]]></category>
		<category><![CDATA[limited edition]]></category>
		<category><![CDATA[stefano guerrini]]></category>
		<category><![CDATA[Susanna Mazzola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una borsa limited edition per Guerri Milano, creata da...me. Eccovi la Stefano Guerrini per Guerri!</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Non sono un designer e non ho mai avuto la pretesa di esserlo. Ho un profondo rispetto per chi mette al servizio della moda la propria creatività e in questi anni di lavoro come fashion writer e redattore moda ho conosciuto persone che con grande impegno e sacrificio vivono il loro ruolo nel sistema moda. È quindi con tanta umiltà che mi sono approcciato ad un progetto inusuale ed elettrizzante, nuovo e che non mi apparterrebbe nel quotidiano, affrontato perché curioso e desideroso di sperimentare, mettermi alla prova. Questo in breve il perché ho accettato la proposta di Daniele Rovelli, titolare della linea Guerri: quella di una borsa ideata da me, una limited edition da presentare  all’interno della collezione. I materiali sono quelli delle altre proposte p/e 2013 del marchio, l’esperienza è quella solida di Daniele, di un uomo che questo mestiere lo conosce bene ed era pronto a guidarmi e consigliarmi, ma dalla mia testa sono uscite la larghezza e le dimensioni, l’utilizzo (sapevo di volere una shopping bag da subito), i dettagli (ma quanto è bello il tessuto etnico a contrasto nei manici? E il blu elettrico dell’interno della borsa?), le caratteristiche che nascono dalla voglia di praticità (la tasca interna divisoria che si chiude con la zip per i documenti e i miei appunti di docente, la tasca per il mio iPad, il porta chiavi esterno e i doppi manici, perché proprio non posso non pensare di portare una shopping un po’ a spalla e un po’ no!). Sono molto fiero di questa Stefano Guerrini per Guerri. E ditemi se piace anche a voi. C’è tutto il mio amore per gli accessori, la moda, ma anche una visione ironica e divertita, il mio sorriso e i miei abbracci avvolgenti! Una dimensione totalmente personale e, spero, accogliente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/12/Me-and-my-bag.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15687 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/12/Me-and-my-bag.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></strong></p>
<p><strong>Photography: Andrea Vailetti<br />
Stylist: Stefano Guerrini and Cecilia Gioetti<br />
Photo assistant: Matteo Engolli<br />
Make up and hair: Susanna Mazzola</strong></p>
<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S02.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15201 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S02.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a>
<p style="text-align: justify;"><strong>E anche le foto che vedete sono nate per puro gioco e voglia di scherzare. Realizzate in maniera molto professionale, ma con uno spirito totalmente autoironico! Mi trovavo su un set, con un fotografo con cui collaboro abitualmente e che è molto bravo, Andrea Vailetti, con una make up and hair artist molto paziente, Susanna Mazzola, con i nostri assistenti, Matteo per Andrea e Cecilia per me,  e ho deciso di posare con la mia borsa e –ammetto- fare un po’ il buffone! Di solito, e che mi segue da un po’ anche sui vari social network lo sa, mi diverto come un pazzo a fare la facce e a fingermi un modello, ben consapevole di una fisicità ben lontana da quella dei ragazzi che abitualmente fotografiamo e vestiamo negli shooting e che solcano le passerelle. Più che top, direi trop-model!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spero che gli scatti vi strappino un sorriso, ma che la borsa vi piaccia…tanto. Io vorrei continuare con questi piccoli/grandi progetti…qualcuno ha idee da condividere? I’m available!!!  E per saperne di più di Guerri basta andare sul sito www.guerrimilano.eu!</strong></p>
<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S01.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15202 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S01.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a>
<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S03.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15203 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/11/S03.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a>
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		<title>New talents: Il caso Emma Travet! Lei voleva scrivere per Vanity Fair, io intervisto chi si nasconde dietro lo pseudonimo (ovvero Erica Vagliengo!)</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 12:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni di moda]]></category>
		<category><![CDATA[Donne che amiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Riceviamo e volentieri postiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Things I like now]]></category>
		<category><![CDATA[alessia caliendo]]></category>
		<category><![CDATA[Americaoggi]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Grossi]]></category>
		<category><![CDATA[Celebrity dixit]]></category>
		<category><![CDATA[Ed. Memori]]></category>
		<category><![CDATA[Emma Travet]]></category>
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		<category><![CDATA[Gioia Corazza]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Taddeolini]]></category>
		<category><![CDATA[Kristina Gi]]></category>
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		<category><![CDATA[Notes from Wonderland]]></category>
		<category><![CDATA[Oggi7]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Bertola]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Woolf]]></category>
		<category><![CDATA[Voglio scrivere per Vanity Fair]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Emma Travet è lo pseudonimo con cui Erica Vagliengo ha pubblicato "Voglio scrivere per Vanity Fair". Un vero e proprio caso, che oggi scopriamo meglio!</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un esempio particolarmente brillante di self marketing legato alla nascita di un romanzo, ma che va oltre, promuovendo l’alter ego di chi l’ha scritto, protagonista del libro, ma anche l’autore, anzi l’autrice, stessa. Una serie di partecipazioni a mostre, eventi vari e interviste in radio e tv. Un progetto grafico e di merchandising ispirato agli accessori che la protagonista della storia cerca, acquista, e indossa, facendoli diventare parte attiva delle sue avventure: un’intera collezione di spille, specchietti da borsetta, burrocacao, portachiavi, venduti, direttamente sul web. Il progetto Emmat è stato il primo step, poi è arrivato il libro: “Voglio scrivere per Vanity fair” (ed.Memori), firmato Emma Travet, diventato un piccolo culto. Dietro tutto questo c’è una ragazza che dice di essersi sentita da piccola come un mix tra Mary Poppins e Virginia Woolf, che confessa di adorare New York, di collezionare borsette, soprattutto vintage, di amare il panettone Galup e il caffè macchiato (rigorosamente italiano), ma soprattutto una scrittrice, che sosterrà anche di prendere appunti solo sulla sua Moleskine, ma che adora il web, tanto che scrive per Oggi7 (il settimanale di Americaoggi, www.americaoggi.info)</strong><strong>, <span style="color: #000000;">marieclaire.it</span><span style="color: #000000;"> </span> (dove tiene il blog &#8220;Celebrity dixit&#8221;), donnareporter.com, notenews.it ed ha la rubrica &#8220;Notes from Wonderland&#8221; su excelsiormilano.com. Insomma: è quasi peggio di me e questo un po’ mi spaventa! Scherzi a parte, Erica Vagliengo, da Pinerolo è ora alla conquista del mondo, che sarà probabilmente ai suoi piedi quando pubblicherà il secondo libro. Per ora il sottoscritto si è fatto raccontare un po’ come è andata fino a qui, pronto a rubarle due dritte sull’auto-promozione! Eccovi la mia chiacchierata con Erica Vagliengo, che io continuo a chiamare Emma Travet!<em> </em></strong></p>
<p>La cover del libro edito da ed. Memori<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/copertina_VF_low.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15001 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/copertina_VF_low.jpg" alt="" width="445" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nato &#8220;Voglio scrivere per Vanity Fair&#8221;?<br />
</strong>Era da tempo che leggevo tutti i romanzi della Kinsella, ma il romanzo illuminante è stato quello di Stefania Bertola “Biscotti e sospetti”, che mi ha fatto pensare: “Mi piacerebbe scrivere un libro su questo genere: brillante, leggero, ironico ma non stupido.” Così ho iniziato a mettere su post it gialli tutte le idee che mi passavano per la testa, proseguendo a leggere la Bertola e altre autrici. Nel 2007 ho avuto un mese libero, da dedicare interamente alla scrittura, così mi sono lanciata. Ma, nel frattempo, avevo capito che non mi sarebbe bastato scrivere un romanzo, ma occorreva farlo vivere e testarlo sul web, il mezzo più democratico che esista, inglobandolo in un progetto un minimo ragionato (il progetto emmat). Così, mi sono messa, nell’arco di due anni e mezzo: su myspace (<a title="http://www.myspace.com/emmatvanity" href="http://www.myspace.com/emmatvanity" target="_blank">http://www.myspace.com/emmatvanity</a>),  pubblicando i primi due capitoli e tutte le foto del merchandising (spille, stickers, specchietti da borsetta e portachiavi), che ho ideato e realizzato concretamente grazie a Marta Grossi (amica di myspace) e venduto sia qui, sia negli States. Poi ho aperto il blog su style.it (il sito che all’epoca era di Vogue, Vanity e Glamour), e a seguire l’ account su facebook, friendfeed e linkedin, oltre al sito <a href="http://www.emmatravet.it/">www.emmatravet.it</a>. Da qualche mese sono anche su twitter- perché non puoi proprio non esserci-.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E come ha preso concretamente forma il libro?<br />
</strong>Ho iniziato, così, prima ancora che sulla carta, a far vivere il mondo della mia protagonista, Emma Travet, postando le foto dei suoi accessori, raccontando le sue avventure su internet, e, in contemporanea, pubblicando le foto degli stickers appiccicati in giro per il mondo e le foto delle mostre ed eventi ai quali avevo partecipato. Dopo la pubblicazione del libro (a cura della Memori di Roma), ho portato avanti il discorso di personal branding,<strong>  </strong>organizzando-da sola- diverse presentazioni (Pinerolo, Torino, Milano, Roma, New York), oltre a partecipare ad eventi in linea con il mio progetto. Ho avuto anche l’occasione di essere invitata al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia, all’incontro nazionale dei giovani imprenditori (CNA NEXT), al Salone del Libro. Oltre a ciò ho sempre lavorato come ufficio stampa, procurandomi interviste su giornali on line o cartacei, in radio o in tele, conoscendo giornalisti/giornaliste che hanno mostrato vero interesse verso quanto ho realizzato. Quindi, il mio motto potrebbe essere <em>“Se vuoi qualcosa,vattela a prendere o createla</em>”, oltre a <em>“Non mollare mai”.</em> Preciso, però,  che è vero, io sono l’ideatrice del progetto ed ho scritto il romanzo, ma ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste, che hanno creduto in me, supportandomi con le loro idee, professionalità ed entusiasmo. Quindi il “progetto emmat” è anche loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parte della fortuna di un libro è anche la forza del titolo, capace di catturare lo sguardo e di incuriosire. Il tuo sicuramente è molto <em>&#8216;catchy&#8217;</em>. Come è nato il titolo e perché proprio Vanity Fair?<br />
</strong>Quando ho pensato al titolo, non avevo scritto nemmeno un capitolo, ma avevo in testa la storia, quella di una ragazza contemporanea che coltiva un grande sogno e che fa di tutto per realizzarlo. Il grande sogno era scrivere per Vanity Fair, quindi: “Voglio scrivere per Vanity Fair”. Per sicurezza ho cercato su google se fosse già uscito un titolo simile, ma non c’era nulla, poi ho chiesto un parere ad una giornalista di Vanity che avevo intervistato un anno prima. Lei mi rispose che avrebbe potuto funzionare perché accattivante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: Kristina Gi (T-shirt ideata da Alessia Caliendo di Little Black Dress e realizzata da Greta Taddeolini)<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/ph-kristinagi.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15002 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/ph-kristinagi.jpg" alt="" width="460" height="690" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La soddisfazione più grande che questa avventura ti ha dato?<br />
</strong>Nel 2007, mentre scrivevo, fantasticavo pensando che questa avventura mi avrebbe riportato a NY. E così è stato: nel giugno 2010 sono stata vicina a New York, ospite di una signora italiana, proprietaria di un bar chiamato “Caffè macchiato”, (<cite>www.caffemacchiatonewburgh.com)</cite> che mi ha organizzato la presentazione con dolci, dolcetti e caffè italiano. Poi, durante la mia settimana di permanenza nella city, ho incontrato giornalisti quali Maurizio Molinari (La Stampa), Gerardo Greco (Rai2), Franco Schipani (Rai) che mi hanno dato ottimi consigli sul libro e sul progetto emmat. Oltre a ciò, provo sempre molto soddisfacente incontrare le lettrici e le amiche che mi seguono sul web, confrontandosi su diversi temi (dal precariato alla moda), anche dal vivo agli eventi promozionali (che ho organizzato quasi sempre di mia iniziativa).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un aneddoto simpatico legato a questa tua opera?<br />
</strong>Di recente ho scritto alcuni post sul mio blog (<a href="http://emmatbvanity.style.it/">http://emmatbvanity.style.it</a>), partecipando ad un progetto promozionale della Purina. I post avevano come protagonisti Shana e Otis, i gatti realmente esistiti della mia amica Silvia (nel libro è diventata la Pauli), che ho dovuto “resuscitare” per esigenze di copione, diciamo così. E’ incredibile…il capitolo “Viaggio a Brema” con i gatti e la Pauli, pare sia uno dei più riusciti, che appassiona ancora adesso.</p>
<p>Illustrazioni Gioia Corazza<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/emmat-stickerby-gioia-corazza.png"><img class="aligncenter wp-image-15003 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/emmat-stickerby-gioia-corazza.png" alt="" width="460" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa c&#8217;è di vero nella storia e cosa invece no?<br />
</strong>Non posso mica svelarlo. Quando mi fanno questa domanda, rispondo sempre che occorre leggere il libro e scoprirlo da sé. Ad ogni modo, di vero c’è la situazione di Emma Travet, precaria sì, ma con stile. Una condizione che accomuna la nostra generazione, specialmente tante ragazze che cercano di vivere la loro condizione di precarie con stile, inteso anche come dignità, cercando di reagire ad una situazione storica unica (che non si sa quanto ancora durerà), con grinta, organizzandosi piani B,C e D, nella speranza che qualcosa cambi.</p>
<p><strong>Il più grande insegnamento appreso da questo libro? Scrivendolo, cosa hai imparato?<br />
</strong>Ho ricevuto tanti insegnamenti e consigli preziosi dalle persone-famose e non- che si sono appassionate alla storia e al progetto emmat, che mi hanno presentato agli eventi, o seguito sin dall’inizio, sul web e nel reale. Forse il  grande insegnamento, legato alla mia vicenda, è “MAI mollare”, seguito da “Se vuoi qualcosa, vattela a prendere”, come ti accennavo prima. Quando l’ho scritto, essendo un’opera prima, non mi rendevo ben conto dello stile e di tante altre accortezze che ho imparato nel tempo, specialmente grazie ad incontri fondamentali come quello con un editor di talento che ha curato l’editing della prima e della seconda edizione.<br />
<strong><br />
Quali, a tuo avviso, le più grosse difficoltà che si incontrano affacciandosi al fashion system? Se uno vuole occuparsi di comunicazione di moda che cosa deve temere?<br />
</strong>La domanda di chi vorrebbe lavorare nel fashion system (come giornalista, stilista, fotografo, creativo, etc…) supera di gran lunga l’offerta. Quindi il rischio di veder svalutato il proprio talento e la propria professionalità è molto alto e quello di lavorare gratis, quasi la norma. E questo discorso calza a pennello anche per chi vorrebbe occuparsi di comunicazione di moda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questi anni di lavoro nella moda ti sarai fatta un&#8217;idea di chi è veramente influente nel fashion system&#8230;chi detta le tendenze secondo te? Quanto è ancora importante il made in Italy, ora che sembra sotto costante attacco dalle fashion week straniere e dalle manifestazioni americane e inglesi?<br />
</strong>Le direttrici-celebrities dei fashion magazine più noti e le giornaliste-star. Questo vale, in particolar modo per la carta stampata. Sul web il margine si allarga alle tendenze street style catturate per strada, ormai da anni, da quando Scott Truman ha iniziato ad immortalarli con la sua macchina fotografica.  Quindi a lanciare i nuovi trend sono i creativi che si vestono come garba a loro. Attaccare l’Italia sembra essere diventato lo sport nazionale degli altri paesi, quindi anche la moda è messa in mezzo. Il costante attacco potrebbe voler dire che all’estero temono ancora il made in Italy, oltre ad invidiarcelo. A conti fatti (anche a livello economico), direi che il made in Italy conta ancora molto e rappresenta una risorsa necessaria per uscire dalla crisi.</p>
<p>Foto: Angela Grossi<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/ph-angela-grossi_vetrina-low.jpg"><img class="aligncenter wp-image-15004 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/ph-angela-grossi_vetrina-low.jpg" alt="" width="461" height="346" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Web vs carta stampata: chi vince? Che opinione ti sei fatta del fenomeno blogging?<br />
</strong>Oggi la carta stampata ha bisogno del web, come un alleato e non come un avversario da battere, perché sarebbe una sfida persa in partenza. Riguardo al fenomeno blogging penso che sia una delle espressioni più democratiche mai esistite. Tutti hanno potuto e possono aprirsi un blog e scrivere di ciò che maggiormente gli aggrada. Poi, essere catchy<em>, </em>per usare un termine tuo  e farsi seguire è un altro paio di maniche. La fortuna del mio romanzo è legata anche al blog che ho aperto su style.it, nel 2007, ancora prima di aver scritto il primo capitolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sarà un seguito al libro?<br />
</strong>Non sarà un seguito vero e proprio, ma un libro che narra una storia contemporanea di tre giovani donne una delle quali è, ovviamente, Emma Travet. La gente ha bisogno, ora più che mai, di storie vicine a sé, ben narrate, di qualità e contenuti, che diano speranza, visti i tempi non proprio luminosi che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Un sogno nel cassetto?<br />
</strong>Di solito non ho sogni nel cassetto, ma obiettivi da raggiungere. Per sapere quali saranno i prossimi, seguitemi sul web, specialmente su twitter (@emmatravet).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per saperne di più </strong><a href="http://www.emmatravet.it"><strong>www.emmatravet.it</strong></a></p>
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		<title>New faces: il canoista Leon Galeotti (fotografato in esclusiva da Simone Monopoli e intervistato da me) part 1</title>
		<link>https://www.stefanoguerriniarchivio.it/new-faces-il-canoista-leon-galeotti-fotografato-in-esclusiva-da-simone-monopoli-e-intervistato-da-me-part-1/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 08:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Strike a pose]]></category>
		<category><![CDATA[a.n.g.e.l.o.]]></category>
		<category><![CDATA[archivio guerrini]]></category>
		<category><![CDATA[Arena]]></category>
		<category><![CDATA[Avant Toi]]></category>
		<category><![CDATA[Br.UNO]]></category>
		<category><![CDATA[canoa]]></category>
		<category><![CDATA[Leon Galeotti]]></category>
		<category><![CDATA[simone monopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lo sport su lepilloledistefano? Perché no? Intervista al canoista Leon Galeotti.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poco più di vent’anni, è nato nel 1991, ma è già stato più volte campione di canoa, anzi per essere precisi 16 volte campione italiano in k1, k2 e k4, secondo agli europei in k4 500mt e secondo in k2 marathon ai mondiali. Cosa che ho immaginato richiedesse una certa prestanza, e infatti il suo fisico ne è la prova. Ma Leon-George Galeotti coniuga il suo impegno sportivo con la voglia di costruirsi un futuro, per cui ha portato avanti anche un percorso parallelo di studi. Lo sport su lepilloledistefano? Io mi son chiesto: perché no? Così, grazie alla valida collaborazione del fotografo Simone Monopoli, ho deciso di fotografare un personaggio, giovane, rampante, pieno di energia, come Leon. Ma ho avuto voglia anche di fargli qualche domanda, per raccontare, seppur brevemente, l’impegno, la tenacia, i sacrifici che un mondo, che non è solo quello del tanto chiacchierato calcio, porta avanti quotidianamente e con grandi risultati. E, allo stesso tempo, mostrare come figure come Leon siano anche molto vicine alla vita di tanti loro coetanei.<br />
</strong><strong>Eccovi, in due parti, gli scatti che hanno per protagonista lo sportivo e qui la mia intervista.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1642-1.jpg"><img class="aligncenter wp-image-14824 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1642-1.jpg" alt="" width="460" height="307" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Photo:  Simone Monopoli (<a href="http://www.simonemonopoli.com">www.simonemonopoli.com</a>)<br />
Styling: Stefano Guerrini<br />
Model: Leon Galeotti<br />
Thanks to: Cecilia Gioetti, Piermattia Aiello, Andrea Sechi, Stefano Tazaoui.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Giubbino in denim smanicato / sleveless denim jacket vintage <strong>A.N.G.E.L.O.</strong>, pantaloncini / trousers <strong>Arena</strong><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1364.jpg"><img class="aligncenter wp-image-14825 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1364.jpg" alt="" width="460" height="690" /></a><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ti sei avvicinato a questo tipo di sport? Quando hai iniziato?<br />
</strong>Ho iniziato tra il 1999 e il 2000. Prima di conoscere questo sport, ne avevo affrontati altri, ma con poco successo. All&#8217;inizio non ero proprio molto entusiasta neanche di questo, ma con il tempo è diventato parte di me e della mia vita.<br />
<strong>Quanto ti impegna e che tipo di sacrifici ti impone?<br />
</strong>È uno sport molto duro, paragonabile al nuoto come mole di allenamenti. All&#8217;inizio mi allenavo 3 volte a settimana, ma una volta entrato nella squadra agonistica sono passato a 7 allenamenti a settimana. Nei periodi di carico invernale arrivo a fare 14 allenamenti a settimana. Di sacrifici se ne fanno tanti, studiare è difficile perché sei sempre molto stanco, ma nulla mi ha fermato, infatti quest&#8217;anno inizio l&#8217;ultimo anno di università e se tutto va bene a luglio 2013 mi laureo. Le vacanze sono poche, le relazioni con le ragazze sono dure, ma per fortuna ho trovato una persona che mi segue e che mi da forza anche nei periodi più duri.</p>
<p style="text-align: left;"> Cardigan / cardigan <strong>Avant Toi</strong>, maglioncino / sweater <strong>Br.UNO<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1310.jpg"><img class="aligncenter wp-image-14826 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1310.jpg" alt="" width="460" height="690" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale il più grande insegnamento ricevuto dallo sport?<br />
</strong>Sembrerà una frase già fatta, ma gli insegnamenti che ti arrivano dallo sport sono tanti, ti permettono di essere sempre determinato, concentrato. Se vuoi raggiungere un obbiettivo devi fare dei sacrifici e impegnarti, perché nessuno ti regala nulla.<br />
<strong>Al di là dello sport, cosa fai, cosa ti piace, chi è Leon?<br />
</strong>Chi è Leon? Bella domanda. Sono un ragazzo molto vivace, mi piace stare con gli amici e amo gli aperitivi. Sono al terzo anno di università, indirizzo di Graphic Design alla Naba. Sono appassionato di fotografia e magari, perché no?, un giorno diventerò un fotografo.</p>
<p style="text-align: left;">Maglione / sweater vintage <strong>Archivio Guerrini</strong><a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1277.jpg"><img class="aligncenter wp-image-14827 size-full" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2012/10/Pillole_Galeotti-1277.jpg" alt="" width="460" height="692" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sogni per il futuro? Continuerai con questo tipo di attività fisica?<br />
</strong>Il mio sogno è quello di trovare un bel lavoro che mi permetta di arrivare all&#8217;età di 28 anni e avere la possibilità di avere dei bambini. L&#8217;attività fisica fa bene, quindi fino a quando salute e fisico permetteranno io continuerò.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un grande della fotografia: Mustafa Sabbagh</title>
		<link>https://www.stefanoguerriniarchivio.it/un-grande-della-fotografia-mustafa-sabbagh/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 15:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Personal heroes]]></category>
		<category><![CDATA[gianfranco ferrè]]></category>
		<category><![CDATA[mustafa sabbagh]]></category>
		<category><![CDATA[richard avedon]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In occasione di un progetto realizzato insieme ho intervistato Mustafa Sabbagh. Un grande dietro la macchina fotografica!</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/neil-bn-2.jpg"></a>Sapevo che era amico di amici, non avevo capito che abitava a pochi chilometri da me, se no lo avrei voluto conoscere prima, ma solo quando abbiamo iniziato a chiacchierare su Facebook e ho iniziato a seguire le foto che postava e i link ai suoi lavori ho compreso che avevo a che fare con un personaggio dall’incredibile spessore. All’apparenza schivo, e in realtà per certe cose lo è, come ad esempio nelle interviste che per sua stessa ammissione non ama molto, nel privato molto simpatico, affascinante, nei suoi racconti di vita, ma anche nel suo modo affettuoso di accoglierti nella sua casa-studio di Ferrara. E quando in uno di questi incontri nella città emiliana mi ha messo in mano un libro di modelli famosi alla fine degli anni ottanta e ci ho trovato lui, mi sono immediatamente ricordato che quel volto era ricorrente nei libroni sui fashion show che conservavo quando ero solo un fan della moda e non ci lavoravo. Ma Mustafa Sabbagh è ben più di un ex modello, perché è stato per un paio di anni assistente di un personaggio come Richard Avedon e poi è diventato lui stesso  un fotografo importante, che ha lavorato con marchi noti, con stylist di grido, che ha infiniti progetti, dei quali in questa intervista, che gli ho strappato, non ho voluto parlare, sicuro che ci torneremo sopra più avanti. Ho avuto il piacere di essere sul set con Mustafa Sabbagh, emozionato di essere al posto di personaggi che io solitamente ammiro, di poter condividere con lui un percorso creativo, ma ancora di più di osservare all’opera un fotografo dalla visione unica.<br />
Spero che il lavoro portato a termine insieme sia piaciuto a lui, ma anche a voi e lo trovate <a title="Male Couture" href="http://www.webelieveinstyle.it/?p=1450" target="_blank">qui</a>.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>A seguire invece la mia chiacchierata con Mustafa Sabbagh.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="color: #000000">Tutte le foto in questo post sono lavori già pubblicati di Mustafa Sabbagh<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/IMG_2096.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7907" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/IMG_2096.jpg" alt="" width="435" height="610" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Partiamo dal tuo percorso: eri uno studente in architettura, cosa ti ha spinto a diventare modello e come sei arrivato al lavoro di fotografo?<br />
</strong>A volte le strade non si scelgono, ci si trova li, ero a Parigi per vacanza quando uno stilista mi chiese se volevo sfilare per lui. Il resto è accaduto per caso. Ho sempre amato la fotografia come forma per registrare e trasmettere le nostre profonde e intime emozioni. La foto non si fa per chi la guarda, ma per che la può e la sa leggere.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/la-sash002_RT8-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7908" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/la-sash002_RT8-copia.jpg" alt="" width="454" height="340" /></a><br />
<strong>Hai lavorato come modello con un personaggio come Ferrè. Che ricordi hai di lui e come pensi la moda sia cambiata ora, rispetto a quella dei tempi in cui personaggi come lui o Versace erano i re delle passerelle?<br />
</strong>Ero uno dei tanti &#8220;modelli&#8221;, ricordo il suo grande rigore e la gioia nel vedere le sue creazioni, di certo personaggi come lui o Versace erano persone che cercavano di promuovere e portare avanti un cambiamento sociale e culturale, non solo estetico come accade oggi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/222.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7909" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/222.jpg" alt="" width="435" height="585" /></a><br />
<strong>Avedon è una figura importante della tua carriera. Mi racconti un episodio in particolare legato al grande maestro della fotografia?</strong><br />
Parlare del più grande fotografo degli ultimi anni mi mette sempre in stato di ansia, credo nelle “sacralità” di persone come lui. Avedon non amava la fotografia, amava i soggetti che fotografava, questo per me il migliore dei modi di guardare il mondo, in sostanza usare l&#8217;anima al posto dell’obiettivo fotografico.<br />
<strong>Molti i lavori che hai fatto come fotografo. Riesci a dare una descrizione del tuo stile? Come è evoluto in questi anni?<br />
</strong>Non parlerei di stile, ma di un mio modo di vivere la fotografia. Parte tutto dal fatto che sono figlio di due culture &#8221; apparentemente lontane &#8220;. Ho cercato i punti di contatto tra loro per arrivare a una forma di fotografia scarna, licenziosa, impetuosa. Io non cerco di fare del bello con la fotografia, ma di trovare il bello attraverso la fotografia. Comunque dopo l&#8217;uscita del mio libro “About Skin”, pubblicato da Damiani editore, sono ora meno schiavo della tecnica fotografica, anzi cerco solo di dissacrarla. Continuo a pensare che la foto non è un modo per sorprendere il mondo, ma di farlo riflettere sulle sue paure.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/0000154-0000-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7911" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/0000154-0000-copia.jpg" alt="" width="454" height="453" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/0000154-0001-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7912" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/0000154-0001-copia.jpg" alt="" width="454" height="453" /></a>Quali sono i lavori che pensi abbiano segnato la tua carriera? Quelli che ricordi con più intensità?</strong><br />
Potrei dirti i lavori pubblicati sulle grande riviste o l&#8217;aver fotografato le top models, in verità quelli a cui tengo di più sono stati lavori fatti per una mia esigenza personale.<br />
<strong>Chi sono i tuoi eroi? Nel mondo della creatività, ma non solo. Le tue icone di riferimento? Quali i fotografi di moda, Avedon a parte, che veramente hanno segnato secondo te la storia della fotografia?<br />
</strong>La parola eroe non la conosco, ma se vuoi una lista allora mi devi dare un spazio di una trentina di pagine! Potrei fare i nomi di1000 fotografi, altrettanti cineasti, 2000 scrittori e 4000 artisti visivi, un padre e una madre, 6 amici, 1302 musicisti e tanta gente comune .</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/lux3_271-copia-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7914" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/09/lux3_271-copia-1.jpg" alt="" width="435" height="580" /></a><br />
<strong>Chiacchierando durante il lavoro che abbiamo fatto insieme mi hai detto che secondo te il più grande problema che oggi c’è nel mondo della creatività, dalla moda alla fotografia, è la paura. Mi vuoi spiegare cosa intendevi?</strong><br />
Mi sembra molto evidente: il primo fattore è quello del dio denaro, poi la ricerca del consenso a tutti costi. Chi si occupa di moda al giorno d’oggi mi sembra lo faccia per il suo presente, mai per lasciare un segno nel futuro. Poi la mancanza di gioia, la paura di non essere capiti. In poche parole manca una forma di anarchia creativa.<br />
<strong>Secondo te in che modo il web ha modificato il lavoro della fotografia e quello della moda?<br />
</strong>Il web è un mezzo non è un fine, il fine è sempre la natura umana, con i suoi limiti e le sue paure di essere sola. Il web ci fa sentire tutti a casa. Non è di certo più di un orgia collettiva senza la gioia dei veri sensi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nella pagina seguente continua l&#8217;intervista a Mustafa Sabbagh, con altre sue foto.</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Il mondo di Vincent Mallea</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 08:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Personal heroes]]></category>
		<category><![CDATA[Things I like]]></category>
		<category><![CDATA[vincent mallea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un artista con tanti progetti, che rivela molto della sua arte e del suo privato in questa intervista. Incontriamo Vincent Mallea.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/FARNIENTE.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7537" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/FARNIENTE.jpg" alt="" width="448" height="316" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Ho iniziato a guardare le sue foto su Facebook e mi sono piaciute subito. Pop, ma con un tocco malinconico, quasi retrò, le opere di Vincent Mallea possono forse rimandare al lavoro di altri grandi della fotografia, Pierre et Gilles per la costruzione di certi set ad esempio, ma la tecnica con cui sono realizzate è incredibilmente personale e le storie che i suoi lavori raccontano sono acute, estroverse, ma anche introspettive, intellettuali, spingono alla riflessione, pur essendo sensuali e divertenti. Così come spiritoso è chi le crea, Vincent, il cui autoritratto è una versione Warholiana di un ragazzo che ha un approccio con l’arte e la fotografia molto fisico, passionale, un artista capace di citare al tempo stesso la politica e le icone degli anni ottanta, l’esoterismo e le campagne pubblicitarie per casalinghe. Potevo non cercare di saperne di più? Mi sono innamorato del lavoro di questo artista, che secondo me è destinato a grandi cose. Il nuovo video di Madonna? Un corto surreale dai molti premi internazionali? Io mi aspetto di tutto, per ora eccovi la nostra chiacchierata in cui Vincent rivela molto, del suo lavoro, ma anche di aspetti più personali.</strong><strong>   </strong></p>
<p><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/183742_10150116306364705_559724704_6436610_1822389_n.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/183742_10150116306364705_559724704_6436610_1822389_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7549" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/183742_10150116306364705_559724704_6436610_1822389_n.jpg" alt="" width="438" height="570" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Penso che sia abbastanza difficile descriverti. Sei un fotografo, ma non nel senso convenzionale, forse è più giusto pensare a te come ad un artista. Puoi descrivere il tuo lavoro ai lettori del blog? E come hai iniziato questa avventura?</strong><strong><br />
</strong>Mi sono abituato a definire me stesso un artista, anziché un fotografo, da qualche anno ormai, quando devo essere più preciso dico che sono un ‘photoplastician’, perché scatto foto dei miei modelli in studio in bianco e nero, poi le ricompongo, coloro, ne faccio dei poster, stampo la composizione in varie parti, che poi diventano un collage su canvas e alla fine la rifinisco con matite e vernice per rendere il tutto più tangibile. Ho cominciato a colorare i miei scatti in b/n con inchiostri già nel 1997, in quel periodo non lavoravo in digitale e non avevo abbastanza soldi per ottenere le immagini a colori che sognavo. L&#8217;idea di stampare e fare collage su tela è venuta intorno al 2004,volevo ingrandire le mie foto da solo e non volevo lavorare con un laboratorio, sentivo il bisogno di controllare tutto il processo legato al mio lavoro, dalla A alla Z.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quando hai deciso di diventare un artista?<br />
</strong>In realtà non è una decisione che io abbia mai preso, ma al tempo stesso penso che sia una sorta di scelta che io faccio ogni volta che esco dalla depressione! <strong> </strong></p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/ET4TS-1NTERMEDIAIRES-LD.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7538" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/ET4TS-1NTERMEDIAIRES-LD.jpg" alt="" width="441" height="441" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Hai sempre nutrito questo interesse per l’arte, per la fotografia?<br />
</strong>Quando ero bambino non avevo un’idea precisa sull’arte, il mio interfesse per questo tipo di cose è arrivato attraverso la pop culture, in particolare dalla televisione, dai film, dai video musicali, dalle copertine dei cd, dalla pubblicità. Ho sempre avuto una personalità creativa e ho sempre sentito sin da bambino il forte bisogno, quasi una urgenza, di materializzare le mie visioni attraverso l’arte, il design, la recitazione.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ci puoi dire quali sono gli step che consideri più importanti per la tua carriera?<br />
</strong>Incontrare il mio partner nel 1992 è stato il momento in cui ho mollato l&#8217;idea stupida di avere una sorta di stile di vita regolare e tradizionale ; trasferirmi a Parigi nel 1994 è stata ovviamente una esperienza basilare e penso di poter dire che ho veramente iniziato a incontrare persone significative in questa città. La prima volta che sono stato pagato per una foto è stato qualcosa di importante, ricordo ancora lo scatto con con Bruce LaBruce nel 1997! Dopo quello il moi lavoro non si è mai fermato e ho conosciuto personaggi stimolanti come Zizi Jeanmaire e Roland Petit, per i quali ho disegnato copertine di cd, ma ho anche avuto una lunga collaborazione con artisti underground come RoBERT. Ho avuto la mia prima mostra personale di collage nel 2004, poi Pref-magazine mi ha commissionato un portfolio di moda. Nel 2007 ho esposto la mia serie di lavori ‘French Riviera’, che è stata un grande successo e nel 2009 ho creato un affresco di 50 metri con oltre 100 modelli per il venticinquesimo compleanno dell’associazione AIDES, esposto a Parigi e a Monaco, perché anche la principessa Stephanie era uno dei modelli. L&#8217;anno scorso ho ideato e promosso il mio ‘Profile Splenda’ la mia factory di ritratti artistici. <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/N7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7539" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/N7.jpg" alt="" width="438" height="590" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dove trovi ispirazione per il tuo lavoro?<br />
</strong>La cultura pop e gli entertainer internazionali sono una grandissima fonte di ispirazione per me, ma ricevo molta energia e idee anche dal mondo della politica, dalla filosofia, dalla scienza e dalla spiritualità.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sembri molto innamorato degli anni ottanta, sbaglio?<br />
</strong>No, hai ragione, sono stato molto influenzato da quel decennio, in quanto bambino proprio durante quegli anni. Sono un tipo nostalgico, sono sempre dietro a sognare ‘i bei vecchi tempi’, trovo il presente abbastanza deludente, mentre il futuro mi manda fuori di testa!</p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/MISS-BUZZZZZZZ.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7540" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/MISS-BUZZZZZZZ.jpg" alt="" width="438" height="652" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Posso chiederti a cosa stai lavorando in questo periodo?<br />
</strong>Sto lavorando sul mio nuovo sito web, sono tre anni che sono disconnesso in tal senso e non ho delle vere e proprie galleries in internet dove poter visionare il mio lavoro. Allo stesso tempo sto facendo dei casting per ‘En Avant’, un progetto in serie tutto incentrato sul combattimento e sulla politica e sto anche prendendo appunti, buttando giù le mie intenzioni e i miei obiettivi, per un’altra serie che voglio fare chiamata ‘Catolisms’. Sto anche preparando la mostra ‘Anathema Anatomica’ che aprirà ad Artevistas a Barcellona il prossimo anno. E mi sono limitato a raccontarti ciò che è legato ai miei interessi fotografici.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cosa pensi della tecnologia applicata all’arte e alla fotografia, c’è chi sostiene che certi meccanismi applicati agli scatti, ad esempio photoshop, portino via un po’ l’anima. </strong><strong>Concordi?<br />
</strong>Se un artista vuole portare via l’anima e la vita dei suoi modelli dai suoi lavori, lo può fare al di là della tecnologia, di photoshop; è la vision che conta, non il mezzo che usi per ottenerla. Per quanto mi riguarda, sono un ragazzo tecnofobico, mi ci sono voluti due anni per adottare photoshop ad esempio e adattarlo al mio processo lavorativo, solo per esser sicuro che non sarei diventato uno schiavo di qualche mostro tecnologico. E lo uso molto a modo mio, solo come parte della tecnica con cui realizzo i lavori.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/françois-francesco.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7541" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/françois-francesco.jpg" alt="" width="438" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Parliamo di stile. </strong><strong>Ti piace la moda?</strong><strong> <br />
</strong>Assolutamente sì. Ma non ne sono un gran consumatore, a parte avere una sorta di uniforme personale, che è il mio look nella quotidianità. Il mio compagno è un fashion designer, come non potrei apprezzare la moda!!!</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pensi che l’arte in generale e la moda possano essere associate, possano avere un rapporto?<br />
</strong>Certo, sono connesse l’una all’altra. Io considero la moda come una sorta di ‘arte applicata’ e mi piace pensare che la fotografia possa essere considerata almeno come ‘un’arte minore’. Ma in realtà, più di tutto questo, penso che la gente che possiede talento può trasformare in arte qualsiasi cosa tocca, al di là del settore in cui lavora.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/SPLENDA-wincentVANGUARD.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7543" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/SPLENDA-wincentVANGUARD.jpg" alt="" width="438" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: left"><strong>Ritratto dell&#8217;artista Vincent Mallea realizzato da Gilles Bindi<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/pixPRESS.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7545" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/pixPRESS.jpg" alt="" width="455" height="303" /></a></strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/08/pixPRESS.jpg"><strong> </strong></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Che sogni hai per il tuo futuro, professionale o meno?<br />
</strong>Mi piacerebbe poter pagare l’affitto e avere la possibilità di comprare beni di prima necessità nella mia futura vecchiaia! Mi piacerebbe essere contattato da qualche star famosa per una produzione importante. So di essere pronto per ideare uno spettacolo teatrale o per girare video e campagne pubblicitarie. Non vorrei vedere un altro 11 settembre o morire di qualche brutta malattia prima di poter portare a termine questi sogni. Ma nel frattempo io continuo a sognare!</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un’ultima domanda, visto che ho notato un particolare ricorrente nelle foto che ti vedono come protagonista. Sei in grado di spiegarmi questa tua ossessione per la penna Bic a 4 colori?<br />
</strong>Soffro di una forma importante di ADD (attention deficit disorder) e ho spesso l’esigenza di rilassare la mente semplicemente scrivendo le idée che si accumulano e possono mandare in corto circuito il mio cervello. Questa penna francese ‘old school’ è il mezzo perfetto per scrivere sul dorso della mano sinistra i pensieri, quando ho la necessità di non dimenticarli. In più è anche stilosa!</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per saperne di più potete cercare Vincent su Facebook, </strong><a href="http://www.facebook.com/#!/vincent.mallea"><strong>http://www.facebook.com/#!/vincent.mallea</strong></a><strong>, mentre il sito </strong><a href="http://www.vincentmallea.net"><strong>www.vincentmallea.net</strong></a><strong> risulta under construction (Vincent che cosa aspetti??? Voglio vedere tutti i tuoi lavori!!!).</strong></p>
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		<title>L&#8217;Accademia di Armando</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 13:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Conversazioni di moda]]></category>
		<category><![CDATA[armando terribili]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Beckinsale]]></category>
		<category><![CDATA[manuela brambatti]]></category>
		<category><![CDATA[rihanna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono stato giurato di una competition online fra illustratori di moda.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Alcune settimane fa sono stato chiamato ad essere parte di una giuria di un contest molto interessante, cosa che ho fatto con piacere. Armando Terribili ha creato sul web, in particolar modo su Facebook, la </strong><strong>Armando Terribili&#8217;s Fashion Academy Free. </strong><strong>Un’accademia virtuale per aiutare i giovani stilisti o quelli meno fortunati, che magari lavorano molto, ma non vengono notati. Il contest era dedicato al Festival di Cannes, gli iscritti dovevano creare un abito da sera che si trasformasse in costume da bagno per un party su un ipotetico yacht, con una diva specifica in mente. Anche grazie al mio voto hanno vinto ex aequo Giuseppe D&#8217;Urso e Daniel Soliani, da una parte un personaggio dalla grande esperienza  nel settore moda, dall’altra un giovane in ascesa. Come premio la realizzazione dei loro bozzetti da parte di Manuela Brambatti, disegnatrice a fianco di Gianni Versace nei suoi anni d&#8217;oro, e una chiacchierata con me, che leggete qui. </strong></p>
<p><strong>Partiamo da Armando, l’ideatore del tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come è nato questo progetto? Ce lo racconti?</strong><br />
Il progetto nasce da un idea che ho da tempo, cioè avere qualcuno che &#8220;spieghi&#8221; in maniera semplice la moda ai nuovi talenti, dando consigli sui loro elaborati in maniera gratuita, siano essi professionisti o dilettanti, stilsti in via di affermazione o studenti di accademie più titolate: è in pratica quello che avrei voluto avere ai miei tempi, prima di affrontare l&#8217;esperienza lavorativa nel settore. Avrei evitato così tanti sbagli e tanti sfruttamenti gratuiti. Il riscontro è stato inaspettato: 500 iscritti in soli 2 giorni, con ragazzi che cercavano la sede reale per le strade di Roma. Loro sono la mia vera forza, con le loro idee e la loro passione; ricevo disegni da tutta Italia e da tutto il mondo, ho deciso di convogliarli in piccoli concorsi a tema che sottopongo a giurie di qualità, personalità del mondo della moda e dello spettacolo che ho tra le mie amicizie, che li valutano con perizia e rigore. Ci sono &#8220;allievi&#8221; che hanno ottenuto colloqui importanti in molte Maison Italiane, altri che hanno iniziato una loro produzione, altri ancora che hanno trovato semplicemente la voglia di disegnare e rimettersi in gioco. Confido sulla collaborazione di validi artisti, come Manuela Brambatti, mia direttrice artistica, che &#8220;premia&#8221; i vincitori dei concorsi illustrando i loro vestiti, il professor Roberto Guarducci della facoltà Moda e Costume di Bari che mi aiuta a selezionare gli elaborati, l&#8217;amichevole sostegno di ex top model come Marpessa o Clarissa Burt che promuovono le nostre iniziative, e l&#8217;attenzione di stilisti famosi come Gaetano Navarra o Franco Ciambella che stimolano i ragazzi con i loro commenti. Alla soglia dei mille iscritti sono pienamente soddisfatto dei successi ottenuti specie per il fatto che è tutto pulito e senza fini di lucro, una vera Accademia dove imparare la disciplina del bello come quelle dell&#8217;antica Grecia.</p>
<p>L&#8217;abito ideato da Daniel Soliani per Rihanna.<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2011/07/rihanna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6858" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2011/07/rihanna.jpg" alt="" width="435" height="629" /></a> </p>
<p>Il bozzetto realizzato da Giuseppe D&#8217;Urso dedicato a Kate Beckinsale<a href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2011/07/durso.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6860" src="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/wp-content/uploads/2011/07/durso.jpg" alt="" width="435" height="582" /></a></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
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		<title>New talents from London: Giacomo Cavallari</title>
		<link>https://www.stefanoguerriniarchivio.it/new-talents-from-london-giacomo-cavallari/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 08:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[art against knives]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo cavallari]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo cosua]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Incontro con Giacomo Cavallari, da Venezia a Londra per studiare moda. Ma parliamo anche di Art Against Knives.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Mi ha parlato di Giacomo Cavallari l’amico comune Giacomo Cosua, fotografo di cui ho già scritto  in questo blog. A dire il vero però avevo già letto sul web di uno dei progetti a cui Cavallari si sta dedicando, cioè Art Against Knives, associazione importante e che merita tutto il mio appoggio. Ma non ho deciso di intervistare Giacomo solo per questo, nello scambio epistolare che abbiamo avuto mi ha incuriosito il percorso di un ragazzo che è partito da Venezia per trasferirsi a Londra e con impegno ha studiato per riuscire ad entrare alla Central St. Martin’s. Ho pensato che una chiacchierata con lui potesse essere uno spunto anche per altri ragazzi che hanno sogni e potenzialità. Fra una domanda e l’altra c’è stato anche il tempo per una curiosità legata al progetto Levi’s Craftworkers, di cui Cavallari è stato uno dei testimonial.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Eccovi l’intervista a Giacomo, un’esordiente assolutamente da tenere d’occhio!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Invece del classico ritratto Giacomo ha realizzato per noi un paio di schizzi (che io adoro, so thanks Giacomo!)<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/33_boy004.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6195" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/33_boy004.jpeg" alt="" width="387" height="500" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/33_denim007-copy.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6196" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/33_denim007-copy.jpeg" alt="" width="337" height="500" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sei veneziano, ma stai studiando a Londra alla Central St. Martin’s. Ci racconti un po’ il tuo percorso e cosa ti ha portato a questa scuola così prestigiosa?<br />
</strong>Il percorso non è stato dei più semplici. Ho frequentato il Liceo Classico, e non ho toccato una matita più o meno fino al momento in cui mi sono trasferito a Londra. Prima del diploma l’intenzione era quella di andare a Roma per studiare all&#8217;Accademia D&#8217;arte Drammatica. Finiti gli studi, ho capito che in realtà non ero pronto a fare nessuna scelta e volevo esplorare materie e passioni che 5 anni di Liceo Classico ti impediscono di approfondire. Cosi mi sono trasferito a Londra, mi sono iscritto a un paio di classi di disegno e ho deciso di vedere cosa succedeva. I professori mi hanno consigliato di iscrivermi a corsi di moda e sono finito con l’entrare a quello di Womenswear Pattern Cutting al London College of Fashion. Al secondo anno del corso, avendo capito che io a disegnare per donne ero completamente negato, ho cominciato a tradurre ciò che avevo imparato nel campo del pattern cutting per donna in quello per uomo. E&#8217; stato il primo momento in cui sono stato veramente felice e ho capito cosa volevo fare, prendendo la decisione di fare domanda al Saint Martin&#8217;s. Avendo alcuni amici che già studiavano lì, sapevo che lo standard era alto e dovevo lavorare duro, quindi una volta completato il corso di due anni in pattern cutting mi sono iscritto a un diploma di un anno in handcraft tailoring. Li mi sono state insegnate tecniche tradizionali di sartoria inglese che, come esperienza, mi ha insegnato pazienza, attenzione per il dettaglio e mi ha aperto gli occhi sull&#8217;importanza del lavoro di qualità, molto importante nell&#8217;ambito dell&#8217;abbigliamento maschile. Durante quell&#8217;anno ho fatto domanda alla St. Martin’s. Un percorso forse lungo il mio, specialmente rispetto alla maggioranza, ma di cui sono molto felice, perché di sicuro a 18 anni non ero pronto a prendere nessuna decisione. </p>
<p style="text-align: left"><strong>In questa foto e in quelle a seguire alcuni dei progetti realizzati da Giacomo Cavallari fotografati da <a title="Giacomo Cosua" href="http://www.cosua.it/giacomo/" target="_blank">Giacomo Cosua<img class="aligncenter size-large wp-image-6197" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC1064-685x1024.jpg" alt="" width="435" height="650" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Come è stato lavorare per Levi’s, nel progetto<a title="Giacomo Levis" href="http://leviscraftwork.com/craftworkers/giacomo-cavalari/" target="_blank"> Levi&#8217;s Craftworkers</a>?<br />
</strong>Il progetto Craftworkers è stato abbastanza divertente. La cosa più surreale è uscire dalla metropolitana e vedere la tua faccia stampata gigante su un cartellone pubblicitario. O entrare in un autobus che ha la tua foto sulla fiancata. Ho conosciuto molte persone interessanti, forse sentendomi un po’ fuori luogo, considerando che a farne parte c&#8217;erano dei nomi grossi della scena artistica londinese del momento, come Gary Card e Alexander Turvey che stimo moltissimo. Ma questo è anche quello che mi piace di Londra, il modo in cui mescola e unisce, è cosi secondo me che si mantiene sempre fresca e eccitante. tutti hanno una opportunità di emergere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC1092.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-6198" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC1092-685x1024.jpg" alt="" width="435" height="650" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alcuni tuoi abiti sono stati fotografati da Giacomo Cosua, vecchia conoscenza di questo blog? Come è nata la collaborazione con Giacomo e mi parli del tuo percorso creativo? Come sono nati questi abiti? Da cosa trae ispirazione un giovane creativo come te? Da dove arrivano gli input?<br />
</strong>Io e Giacomo veniamo entrambi da Venezia, anche se lui mi correggerebbe e direbbe che io son della terraferma. Il mio Liceo però stava sull&#8217;isola e li avevamo amici in comune. Ho sempre seguito da lontano il suo lavoro e il magazine, mi è sempre piaciuto il modo in cui fotografa, molto naturale e vivo. Quindi ho subito pensato a lui quando ho deciso di fare degli scatti per il mio portfolio. Gli abiti delle foto vengono da diversi progetti scolastici. Cerco sempre di crearmi una storia quando comincio un progetto diverso. Penso ad un personaggio, colloco i vestiti in un contesto, che sia reale o meno, dipende da quanto commerciale decido di essere. Di solito inizio sempre da illustrazioni abbastanza astratte, che definiscano un mood, una storia di colori e di stoffe. Mi piace trarre ispirazione da diverse, e volte opposte, fonti. Film underground degli anni novanta, come quelli di Gregg Araki sono tra i miei favoriti. Mentre movimenti come il Futurismo, artisti come Klee, riescono sempre e darmi qualcosa, specialmente nell&#8217;uso di colori.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC1110.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-6199" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC1110-685x1024.jpg" alt="" width="435" height="650" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mi racconti il progetto <a title="AAK" href="http://www.artagainstknives.com/" target="_blank">Art Against Knives</a>?<br />
</strong>Il progetto AAK è un progetto nato dall&#8217;attacco omofobo, non provocato, del mio amico Oliver Hemsley, che lo ha lasciato in sedia a rotelle. Nell’agosto, del 2008, dopo aver lasciato un pub con un amica, Oliver è stato attaccato, accoltellato e lasciato quasi morto. Essendo Oliver una delle persone più forti e determinate che io conosca, ce l&#8217;ha fatta. Da quell&#8217;atto, Oliver e la sua migliore amica Katy Dawe, hanno deciso che c&#8217;era la necessità di creare qualcosa di positivo da quell&#8217;esperienza. Cosi nasce Art Against Knives, iniziata da un esibizione dei lavori di Oliver, studente al Central Saint Martin’s fino a quel momento (ora di nuovo, tornato dopo un assenza di tre anni), e di altri studenti della scuola.  Da quel momento l’organizzazione non ha smesso di crescere, con artisti del calibro di Antony Gormley, Tracey Emin, Wolfgang Tillmans, Rankin, Tim Walker, Vivienne Westwood, Giles Deacon, Christopher Kane, Banksy, Polly Morgan, Cornelia Parker e Ron Arad e altri. Inoltre AAK organizza workshops e eventi per aiutare il pubblico a prendere coscienza di un problema come quello del ‘knife crime’, tra i maggiori a Londra, specialmente tra i gruppi di teen agers.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cosa consigli ad un giovane italiano che ha velleità nel campo della moda? Londra e le sue scuole sono ancora così importanti per un curriculum? La città in generale è ancora così stimolante per un creativo?<br />
</strong>Dal punto di vista della formazione nel campo della moda, non credo sia possibile trovare una città come Londra, sebbene sia cambiata molto negli anni. Non sono solo le scuole, e sopratutto riguardo il Central Saint Martin&#8217;s, ma sono le persone che formano a cambiare continuamente l&#8217;aspetto dell&#8217;istituto e della città, mantenendola viva e stimolante. Non credo sia solo una questione di curriculum o nome. E&#8217; più una questione di approccio e da uno studente che esce dal Central Saint Martin&#8217;s, o la cui formazione creativa è avvenuta a Londra si sa che ci si può aspettare una mentalità e una creatività più aperte.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC0789.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-6200" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC0789-685x1024.jpg" alt="" width="435" height="650" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quali i designer di riferimento? Chi ti piace?<br />
</strong>Prada uomo è la collezione per cui mi eccito sempre ogni stagione e non delude mai. Phillip Lim a New York, che e&#8217; alla sua quinta collezione uomo, Dries Van Noten e Walter Van Beirendonck. Mentre sono da tenere sotto occhio per un esuberanza creativa che reputo molto eccitante: Ziv Gil Kazenstein, Holly Fowler, Raffaele Ascione, Craig Green e Helen Price e Sorcha O&#8217;Raghallaigh, tra le favorite di Lady Gaga al momento.  </p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC0828.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-6201" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/DSC0828-685x1024.jpg" alt="" width="435" height="650" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Al di fuori di tutti questi progetti chi è Giacomo? La moda è un amore che ti segue 24 ore al giorno o hai spazio per altri amori? Sogni nel cassetto?<br />
</strong>Mi piacerebbe illustrare libri per bambini, come il mio eroe Quentin Black, pensando alle sue illustrazioni per i libri di Roald Dhal.</p>
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		<title>I Like HONK!mag (Intervista a Marcel Schlutt)</title>
		<link>https://www.stefanoguerriniarchivio.it/honk-intervista-a-marcel-schlutt/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 12:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[brice hardelin]]></category>
		<category><![CDATA[Honk!]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel Schlutt]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista a Marcel Schlutt, editor in chief del magazine online Honk!</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Su uno dei tanti siti in cui mi capita di trarre ispirazione per il mio lavoro, ho di recente visto un servizio fotografico realizzato da Brice Hardelin. Fra le altre foto c’era il primo piano di un volto maschile, barba ed efelidi, al collo un’ortensia, sguardo intenso. L’effetto era quasi un’immagine d’altri tempi, diventata subito una delle mie preferite del momento. Incuriosito mi sono andato ad informare di più su chi era dietro e chi davanti la macchina fotografata. Ho scoperto che il modello è Marcel Schlutt, noto anche per la sua attività di attore nel mondo dell’adult entertainment, oltre che protagonista del film ‘Otto; or Up with dead people’ del controverso regista di culto Bruce La Bruce. Ma la cosa che più mi ha piacevolmente colpito è scoprire che di recente Schlutt è diventato editor in chief e fondatore di una rivista online, dedicata alla moda e alle arti visive, <a title="Honk!" href="www.honk-mag.de" target="_blank">Honk!</a>, che mi ha conquistato subito. L’ho raggiunto via mail, curioso di saperne di più. Ho scoperto una figura gentile, che sa molto bene quello che vuole, diretta, curiosa e interessante.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Eccovi la nostra chiacchierata. Enjoy.</strong></p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/marcel-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6145" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/marcel-2.jpg" alt="" width="452" height="680" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Iniziamo parlando di </strong><a title="Honk!" href="www.honk-mag.de" target="_blank"><strong>Honk!</strong></a><strong>, mi racconti perché hai deciso di fondare questa rivista?<br />
</strong>L’estate scorsa sono stato costretto ad un periodo di malattia durato due settimane e mi annoiavo tantissimo. Ad un certo punto ho avuto l’idea di fare questo magazine online. Non avevo mai fatto nulla del genere e all’inizio era davvero solo un pensiero.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quale è la ‘missione creativa’ del giornale?<br />
</strong>So che ci sono un sacco di bei giornali in giro, ma io sono stanco di quello che vedo là fuori. Non c’è un vero giornale che mescoli al suo interno in maniera equilibrata arte, moda, fotografia e musica. Ognuno di questi aspetti viene invece seguito da Honk! nello stesso modo e gli dedichiamo il medesimo spazio. Inoltre vogliamo scovare nuovi talenti. Il punto di partenza non è mai stato quello di far soldi.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Perché la scelta di utilizzare il web?<br />
</strong>In internet hai la possibilità di raggiungere un numero molto più vasto di persone. E costa decisamente meno del fare una rivista cartacea. Inoltre l’idea di base era quella di rendere Honk! un prodotto internazionale. Volevo poi testare il concept del magazine prima di lanciarlo in una eventuale versione stampata, prima di spenderci sopra una cifra considerevole e, visto i risultati che stiamo ottenendo, presto entreremo anche nel mercato cartaceo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pensi che il modo in cui ci relazioniamo alla carta stampata, e alla cultura in generale, si sia modificato da quando si sono moltiplicati i nuovi media, dai blog alle webzine e così via?<br />
</strong>Certamente. Sul web è possible aggiornare il proprio lavoro in modo costante, cosa che è impossibile fare sulla carta stampata. Poi internet è estremamente popolare e penso che molti giornali stiano perdendo il treno non dedicandosi alle versioni online.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6148" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-1.jpg" alt="" width="428" height="603" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Ti conoscevo come modello e come protagonista dell’adult entertainment world. In che modo queste esperienze precedenti hanno giocato a tuo favore nella nuova avventura con Honk!? Che lezioni hai portato con te da quei lavori che possano tornare utili nel realizzare una rivista?<br />
</strong>Le esperienze a cui ti riferisci sono state solo una piccola parte del mio lavoro e, per essere onesto, li ho affrontati più per l’aspetto economico, non sono mai stati un divertimento. Ma ho davvero imparato moltissimo. Sono tedesco al 100%, sempre puntuale e professionale quando si tratta di lavorare. Sono molto determinato: so chi sono e cosa voglio fare.</p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-6149" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-2-724x1024.jpg" alt="" width="435" height="615" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Se non vado errato vivi a Berlino. Come è cambiata la città in questi anni? L’idea che ne abbiamo noi di un luogo molto creativo e culturalmente stimolante è ancora vera?<br />
</strong>Non amo molto Berlino. Trovo che sia una delle città più pigre del mondo. Un sacco di giovani vengono qui per non fare praticamente nulla, se non andare per club e divertirsi. Sicuramente è facile sopravvivere a Berlino, non è necessario avere un sacco di soldi. Amo Londra e Madrid, sono città che trovo molto più creative. Davvero non capisco tutto questo ‘hype’ attorno a Berlino. È solo un buon posto dove trascorrere l’estate. Tutto qui.</p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6153" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/HONK-3.jpg" alt="" width="445" height="629" /></a>
<p style="text-align: justify"><strong>Torniamo al giornale. </strong><strong>Quanto è importante la moda in Honk!? Come si sviluppa lo stile nelle pagine del magazine? C’è molto interesse per i movimenti indipendenti, ma ti ispira anche la moda mainstream, i grandi nomi del fashion system?<br />
</strong>La moda è una grande parte di Honk! e cerchiamo di mescolare la parte fotografica con quella fashion. Mi piace avere un bel mix fra designer giovani, sconosciuti, cutting edge e brand famosi. Amo il mainstream. E, siamo onesti, ci paga l’affitto!</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mi puoi dire chi ti piace nella moda, nell’arte e negli altri settori espolrati da Honk!? Chi trovi interessante e chi ispira il tuo lavoro?<br />
</strong>Sono un grande fan della creatività britannica, del design from UK. Nomi come Vivienne Westwood ad esempio, o Ziad Ghanem. Mi piace moltissimo anche Rick Owens, che sfila a Parigi ed è davvero un Dio della moda! Sono molto ispirato da Bruce La Bruce. Ho avuto il piacere di lavorare con lui per un suo film. In generale mi piacciono i nerd, la gente che pensa in maniera differente dalla massa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Progetti per il futuro?<br />
</strong>Far diventare il magazine sempre più grande e il passo successivo è quello di creare una compagnia cinematografica. In fondo i film sono il mondo da cui provengo…</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ok, grazie mille Marcel, continuerò a seguire il tuo lavoro</strong></p>
<p>Grazie a te e saluti da Berlino!</p>
<a href="http://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/Marcel-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6154" src="https://lepilloledistefano.gqitalia.it/files/2011/06/Marcel-1.jpg" alt="" width="453" height="680" /></a>
<p>In alto e in basso due ritratti di Marcel Schlutt realizzati da <a title="Brice Hardelin" href="http://www.bricehardelin.com/" target="_blank">Brice Hardelin</a>. In mezzo le prime tre cover del magazine Honk!</p>
<p>Per seguire Honk! il link è <a href="http://www.honk-mag.de">www.honk-mag.de</a>.</p>
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		<item>
		<title>Le opere di Gianni Scardovi: pop, ma non solo</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 20:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[delta-bo]]></category>
		<category><![CDATA[gianni scardovi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160;La prima volta che ho visto un&#8217;opera di Gianni Scardovi mi ha subito divertito il soggetto ritratto: un supereroe con addosso un paio di stivali dai vistosi tacchi a spillo. Mi sono innamorato immediatamente del lavoro di questo artista poco pi&#249; che quarantenne e dall&#8217;immaginario decisamente pop. Ma al di l&#224; dei riferimenti nipponici e...  <a class="excerpt-read-more" href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/le-opere-di-gianni-scardovi-pop-ma-non-solo/" title="Read more about Le opere di Gianni Scardovi: pop, ma non solo">Leggi tutto &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">&nbsp;<span style="font-size: 12pt">La prima volta che ho visto un&rsquo;opera di Gianni Scardovi mi ha subito divertito il soggetto ritratto: un supereroe con addosso un paio di stivali dai vistosi tacchi a spillo. Mi sono innamorato immediatamente del lavoro di questo artista poco pi&ugrave; che quarantenne e dall&rsquo;immaginario decisamente pop. Ma al di l&agrave; dei riferimenti nipponici e marveliani, dei quadri seventies con signore dalle pettinature afro, dei colori sgargianti utilizzati per le sue tele, c&rsquo;&egrave; un lavoro pi&ugrave; profondo e crudo, quasi di critica sociale, al quale ho avuto modo di avvicinarmi. Un esempio sono le nuove opere, in cui vengono rielaborate vecchie copertine di successi anni ottanta, quelli che ancora oggi ci fanno ballare, contaminati con i nomi dei farmaci utilizzati per combattere l&rsquo;Aids. Due eredit&agrave; lasciateci da quel decennio che si incontrano per ricordarci che non dobbiamo abbassare la guardia.</span></p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 12pt">La mostra Delta-Pop di Scardovi sar&agrave; inaugurata il 29, cio&egrave; questo sabato, presso &nbsp;Delta-bo Project, in Via Riva di Reno 77/79 a Bologna, a partire dalle 11 del mattino integrandosi poi dalle ore 20 con l&rsquo;ArteFiera White Night, con performance, esperienze culinarie e dj-set live e terminare, poi, alle ore 24:00. Da non perdere!</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: 12pt">Non ci resta che chiacchierare un po&rsquo; con l&rsquo;artista.</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="195" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/Gianni Scardovi - Lo Schiaffo 120x60.jpg" />&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal"><span style="font-size: small">&#8216;Lo schiaffo&#8217;</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Come ti sei avvicinato all&#8217;arte e quando hai deciso che poteva essere il tuo mondo? </b></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Ho sempre disegnato e dipinto a livello hobbistico fino a 13 anni fa quando ho avuto la possibilit&agrave; di aprire uno spazio tutto mio in pieno centro a Bologna. Nacque il primo pop-shop in citt&agrave;, gestito da me con prodotti di mia creazione: tele, decorazioni di ceramica o arredamento rivisitato e ridipinto con immagini nipponiche, manga o marveliane. Da l&igrave; in poi &egrave; stato uno stimolo continuo che si &egrave; evoluto nell&rsquo;espressione artistica di quello che pi&ugrave; o meno consapevolmente &egrave; stato sempre il mio mondo.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Sicuramente, o almeno lo vedo io, c&#8217;&egrave; un immaginario molto pop. Quali sono i tuoi riferimenti estetici e le tue figure di riferimento? Quali gli artisti che ammiri?</b> </span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Fondamentalmente mi trovo spesso in contraddizione fra due approcci differenti all&rsquo;arte. La mia parte Pop che si esplicita nei supereroi disinibiti, provocanti e a volte attori di una vita comune, che sicuramente nasce dalla forte influenza di alcuni fra i miei artisti preferiti fra cui Warhol e Lichtenstein. E quella sociale per la quale attingo ad artisti che mi hanno sempre appassionato molto come Lempicka o Khnopff (tanto per citarne due) e che mi ha portato alla ricerca delle imperfezione nel ritrarre donne stupende, ma affette da dermatiti o malformazioni o, come nel mio ultimo trittico, ad affrontare il tema dell&rsquo;Aids fondendo farmaci anti-retrovirali con alcune icone pop degli anni &rsquo;80. Non posso non citare anche alcuni artisti contemporanei che amo particolarmente come Anna Majboroda, Brian Despain e Sylvia Ji.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="503" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/Gianni Scardovi - Frida 100x80.JPG" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">&#8216;Frida&#8217;</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="317" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/Gianni Scardovi - Seguimi 100x80.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">&#8216;Seguimi&#8217;</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Genericamente da dove arrivano gli input per il tuo lavoro?</b></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">I periodi di maggiore produttivit&agrave; corrispondono con i momenti in cui riesco a rilassarmi di pi&ugrave;, a lasciar vagare liberamente la testa. Una semplice giornata al mare, ad esempio, pu&ograve; trasformarsi in una miniera di belle idee per me. Altro grosso stimolo alla mia creativit&agrave; &egrave; sicuramente il braistorming di informazioni che attingo attraverso i media o internet.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Come mai hai deciso di dipingere i supereroi? </b></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Fin da piccolo ho coltivato la passione per questi personaggi, divoravo fumetti che compravo spendendo tutta la paghetta che mi davano i miei. Col passare del tempo la figura del supereroe ha assunto una valenza differente diventando sempre di pi&ugrave; simile a quella di un superuomo da trasformare, riassemblare o stravolgere. I Supereroi finiscono per essere idealizzazioni, modelli di riferimento che amo rendere soggetti a mutazioni che spesso riflettono problematiche sociali anche piuttosto significative.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="501" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/Gianni Scardovi - Lavori di giardinaggio 100x80.JPG" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">&#8216;Lavori di giardinaggio&#8217;</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="806" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/Crisantemo.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">&#8216;Crisantemo&#8217;</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="261" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/CIMG2003.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Mi racconti invece l&#8217;ultimo progetto? Dicevamo prima che parte dalla rielaborazione di copertine anni ottanta, ma nel risultato finale &egrave; meno &#8216;divertissment&#8217; di altre opere e forse si avvicina pi&ugrave; al sociale. Sbaglio? </b></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Assolutamente no, una parte delle mie opere si rif&agrave; fortemente a temi sociali attingendo da temi di attualit&agrave; o esperienze personali come nella mie serie &ldquo;Beauty and Faults&rdquo; in cui ritraggo donne affette da dermatiti. come accennavo prima. Da venticinque anni, infatti, sono sotto controllo per una forma di psoriasi volgare e nelle mie opere dotate di una maggiore componente esperienziale ricerco l&rsquo;imperfezione nella bellezza e la bellezza nell&rsquo;imperfezione. Per questa nuova serie ho invece attinto da un tema, purtroppo, che pu&ograve; essere considerato di attualit&agrave; da pi&ugrave; di 30anni: l&rsquo;Aids. Ho distorto i tratti somatici di Madonna, Boy George e Annie Lennox ritratti nei loro rispettivi album usciti fra l&rsquo;83 e l&rsquo;84 strappandogli i titoli originali per sostituirli con i nomi di altrettanti farmaci anti-retrovirali. Tre Vinili che diventano a loro volta degli &ldquo;Anti-Retrovirali a Priori&rdquo; capaci, cio&egrave;, di ricordarci che nessun quotidiano supereroe pu&ograve; permettersi di abbassare la guardia, capaci di difenderci dalla malattia utilizzando solo la cruda realt&agrave;.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="133" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/tritticasmall.jpg" /></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><b>Progetti in cantiere?</b></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Per certe cose c&rsquo;&egrave; bisogno di pazienza, difficilmente so cosa far&ograve; prima di iniziare davvero a farlo.</span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small"><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="294" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/finegennaio2011/71584_157665567603877_100000813042654_249363_5890932_n.jpg" /></span></div>
<div style="text-align: justify;margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: small">Un ritratto dell&#8217;artista Gianni Scardovi.</span></div>
<p>Per ulteriori info: <a href="http://www.gianniscardovi.com">www.gianniscardovi.com</a></p>
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		<title>L&#8217;arte di Giuditta</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 17:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Guerrini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[4 WORDS]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[giuditta solito]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#200; nata a Taranto, ma&#160;vive e&#160;lavora&#160;a Milano, Giuditta Solito ha un passato nella moda e un presente nel mondo&#160;dell&#8217;arte. L&#8217;ho conosciuta per caso, iniziando subito a chiacchierare con&#160;lei&#160;in maniera molto spigliata,&#160;come se ci conoscessimo da tanto tempo. Le sue tele giocano con un immaginario &#8216;fashion&#8217;, ma spesso lo fanno in maniera disincantata e ironica, senza...  <a class="excerpt-read-more" href="https://www.stefanoguerriniarchivio.it/larte-di-giuditta/" title="Read more about L&#8217;arte di Giuditta">Leggi tutto &#187;</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: medium">&Egrave; nata a Taranto, ma&nbsp;vive e&nbsp;lavora&nbsp;a Milano, Giuditta Solito ha un passato nella moda e un presente nel mondo&nbsp;dell&#8217;arte. L&#8217;ho conosciuta per caso, iniziando subito a chiacchierare con&nbsp;lei&nbsp;in maniera molto spigliata,&nbsp;come se ci conoscessimo da tanto tempo. Le sue tele</span><span style="font-size: medium"> giocano con un immaginario &#8216;fashion&#8217;, ma spesso lo fanno in maniera disincantata e ironica, senza dimenticare un profondo rispetto, quello&nbsp;</span><span style="font-size: medium">di </span><span style="font-size: medium">qualcuno che, e lo si capisce bene, nutre un grande int</span><span style="font-size: medium">eresse e amore per&nbsp;ci&ograve; che&nbsp;</span><span style="font-size: medium">sta dipingendo.&nbsp;<br />Sempre indaffarrata e piena di cose da fare, Giuditta ha trovato il tempo per rispondere a qualche mia domanda, perch&eacute; avevo proprio voglia e piacere di farvela conoscere.</span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="370" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/CHINA LIPS_olio su tela 100x100_coll_privata.jpg" />
<p>China Lips, olio su tela</p>
<p>&nbsp;</p>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="413" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/CHINA LIPS2_100x100_olio su tela_coll_privata.jpg" />
<p>China Lips 2, olio su tela</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><b><span style="font-size: 12pt">Come hai iniziato? Come ti sei avvicinata all&#8217;arte?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><span style="font-size: 12pt">Non si decide dall&rsquo;oggi al domani di &lsquo;fare l&rsquo;artista&rsquo;. Capita! Accade che hai dentro qualcosa da dire e lo fai in svariati modi: disegnando, cantando, ballando, scrivendo, fotografando, recitando e suonando! Sono partita dalle du</span>0<span style="font-size: 12pt"> mie pi&ugrave; grandi passioni: la moda e dipingere. Ho iniziato disegnando per la moda, ma poi ho scoperto la pittura vera e propria. Pi&ugrave; di dieci anni fa ho cominciato a dipingere ad olio, ma gli stessi schizzi che mi servivano per la moda. E la pittura ad olio mi ha rapita. Insomma moda, pittura, disegno, fotografia mi hanno portato a questo punto!</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm">&nbsp;</div>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="553" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/green_olio su tavola 50x70_coll_privata.jpg" />
<p>Green, olio su tavola, collezione privata</p>
<p>&nbsp;</p>
<img alt="" width="400" height="577" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/acid lips_olio su tavola_50x70_coll_privata.jpg" />
<p>Acid lips, olio su tavola</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><b><span style="font-size: 12pt">C&#8217;&egrave; nelle tue opere una forte componente ritrattistica, che nel mondo dell&#8217;arte sembra essere tornata in auge. Cosa ti interessa del ritratto? Perch&eacute; questo tipo di lavoro?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><span style="font-size: 12pt">Come ti dicevo arrivando dal mondo del disegno stilistico, dove le figure sono sempre stilizzate, avevo bisogno assolutamente di ritornare al disegno accademico. La fotografia mi ha dato un grande aiuto e ho cominciato a studiare quello che conoscevo di pi&ugrave;, la moda appunto. Attraverso lo studio di milioni di foto, sopratutto di beauty, ho iniziato a dipingere ritratti! E pi&ugrave; cercavo la perfezione, pi&ugrave; mi rendevo conto che avevo l&#8217;</span><span style="font-size: 12pt">a</span><span style="font-size: 12pt">ssoluto bisogno di rendere i dipinti miei, quindi mi soffermavo sullo sguardo, sulla bocca, tentando di far capire a chi guarda che anche dietro una modella statica si poteva trasmettere un emozione.</span></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><span style="font-size: 12pt"></p>
<p></span><img alt="" align="absMiddle" width="400" height="476" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/valeria_100x100 olio su tela_ _sold out.jpg" /></div>
<p>Valeria, olio su tela</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><b><span style="font-size: 12pt">Visto questo tuo forte legame con la moda, mi dici cosa di questo mondo ti incuriosisce e attira?</span></b></div>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 115%;font-size: 12pt">La trovo una forma d&#8217;arte straordinaria, pu&ograve; omologare, ma anche rendere cosi unici! Ci sono personaggi che diventano tuoi miti, perch&eacute; parte del sistema, ma al tempo stesso non conformi ai dettami massificanti dello stile! Un personaggio come Vivienne Westwood non &egrave; solo una griffe. Mi colpisce il suo modo di essere e volevo dipingere la sua personalit&agrave; e chiss&agrave; se ci sono riuscita! Spesso ritraggo le modelle, che come ti accennavo prima, sono state parte di un mio studio. A volte le guardiamo per Milano e ci sembrano tutte identiche, cos&igrave; perfette, con volti levigati e alteri, quasi distaccate dal mondo e invece hanno tutte una loro unicit&agrave; e un mondo interiore da raccontare ed esprimere. Moda, fotografia, pubblicit&agrave; fungono da protagoniste nella mia pittura. Dettano regole, creano ossessioni, per questo in alcuni dipinti ho deciso di veicolare alcuni miei messaggi, attraverso la replica su tela dei loro stessi veicoli mediatici: riviste, cartelloni, programmi tv. A volte provocando con l&#8217;ironia.</p>
<p></span></p>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="526" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/maria_100x70 olio su tela _coll_privata.jpg" />
<p>Maria, olio su tela</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><b><span style="font-size: 12pt">Quali i tuoi artisti di riferimento? Chi ti ispira e a chi ti senti affine?</span></b></div>
<div style="text-align: justify;line-height: normal;margin: 5pt 0cm"><span style="font-size: 12pt">Adoro moltissimo Tamara de Lempicka, mi piace il suo modo di dipingere, cos&igrave; pulito. Poi amo il suo glamour.&nbsp;Anche Gus</span><span style="font-size: 12pt">tav Klimt, lo trovo ancora cosi attuale! Studio i ritrattisti e chi sa dipingere la figura umana, dei contemporanei Paul Beel, Mauro Maugliani, Saturno Butt&ograve;, fotografi come Saudeck, Terry Richardson</span><span style="font-size: 12pt">, cosi dissacrante, e Karina&nbsp;</span><span style="font-size: 12pt">Taira, cosi minimal.</p>
<p></span></div>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="497" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/Cleo_olio su tela_100x80_coll_privata.jpg" />
<p>Cleo, olio su tela</p>
<p>&nbsp;</p>
<img alt="" align="absMiddle" width="400" height="533" src="https://life.menstyle.it/CACHE/users/s/steven68/Image/2011 beginning/save de queen.jpg" />
<p>Save the Queen</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 12pt">Hai molte esposizioni in que</span></strong><strong><span style="font-size: 12pt">sto periodo. Ce le vuoi raccontare?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt">Ne ho tre. La prima comprende opere fatte nel tempo che includono sopratutto il ritratto e il mondo della moda,&nbsp;&egrave; un&#8217;esposizione permanente,&nbsp;in via Solferino4 a Milano, presso Il Giardino di Solferino, . Poi ho un esposizione di dieci opere,&nbsp;fino al&nbsp;30 marzo,&nbsp;presso The Small, un locale di miei amici,&nbsp;in Piazza Argentina 2&nbsp;a Milano, dal titolo &ldquo;Enola Gay&rdquo;. E dal 5 febbraio fino al 3 Marzo ho&nbsp;una personale a Palermo, presso il QAMM, centro culturale in Via del Parlamento 23, dal titolo &ldquo;La Bouche&rdquo;. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small">Per saperne di pi&ugrave;: </span><a href="http://www.premioceleste.it/giuditta"><span style="font-size: small">http://www.premioceleste.it/giuditta</span></a></p>
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