I 30 anni di Stone Island: part 1 (la mia intervista a Carlo Rivetti, con foto in esclusiva di Simone Monopoli)

Stone Island mette in mostra i suoi 30 anni di storia, dal 1982 al 2012. E lo fa ospitato dalla Fondazione Pitti Discovery nei 2000 mq degli storici spazi della Stazione Leopolda, che mantengono inalterate le atmosfere tipiche dell’archeologia industriale. Il brand d’abbigliamento maschile che fa capo a Sportswear Company guidata  da Carlo Rivetti, ripercorre tre decenni tutti dedicati  alla ricerca e alla sperimentazione tessile,caratteristiche che ne hanno fatto un vero e proprio punto di riferimento nel mondo dello stile e del design, ben oltre il semplice sportswear, dagli inizi a oggi.

Domani, 19 giugno, verrà quindi inaugurata “Stone Island 30”, mostra prodotta dal brand, con il patrocinio del Comune di Firenze, e curata dai creativi britannici, Simon Foxton e Nick Griffiths. Protagonisti sono più di 200 capi di archivio e gli innumerevoli trattamenti e processi produttivi che ci sono voluti per realizzarli, in un percorso che suddivide in 10 aree differenti i temi di eccellenza esplorati da Stone Island  in 30 anni.

Proprio in occasione di questo anniversario importante lepilloledistefano dedica una giornata a Stone Island! Ho avuto modo di intervistare Carlo Rivetti, che ci racconta meglio la mostra e il percorso trentennale del brand, ma grazie agli scatti in esclusiva del bravo Simone Monopoli, con il mio styling, vi presentiamo anche la collezione a/i 2012-13.

Quindi: benvenuti nel mondo Stone Island!

Photographer: Simone Monopoli
Fashion editor: Stefano Guerrini
Stylist assistant: Cecilia Gioetti
Photographer assistant: Alessandro Milia
Hair & make up: Giulia Varvello

Models:
Matthieu Inglese @independentman
Daniel Nielsson @independentman

Location: Stone Island Showroom
Thanks to Paola Mencarini and Helga Azzalin.

All clothes: STONE ISLAND f/w 2012-13 except where otherwise indicated

 

Come è nata l’idea di festeggiare questi trent’anni  in concomitanza di Pitti?
Quando abbiamo iniziato a progettare la nostra mostra ho subito pensato che il luogo ideale fosse  proprio la Stazione Leopolda, densa  di storia e di cultura. Per questo ho accettato subito con grande entusiasmo l’invito della Fondazione Pitti Discovery per questa meravigliosa location. Inoltre considero Pitti Uomo la più importate manifestazione internazionale capace di esprimere il mondo maschile, attraverso lo stile, la moda, il design e la cultura e in quei giorni gode della massima visibilità in Italia e all’estero. Se poi aggiungiamo che tutto si svolge a Firenze, città simbolo della cultura occidentale..credo che non potessimo fare una scelta migliore. 

Cosa vedremo in mostra?
Racconteremo i nostri trent’anni di storia, attraverso più di 200 capi di archivio, simbolo della ricerca e della sperimentazione che portiamo avanti da sempre. La mostra sarà divisa in aerea tematiche. Si passerà dai trattamenti innovativi su materiali tessili come spalmature, resinature e placcature, allo studio della rifrangenza della luce e all’indagine dei materiali termo-sensibili; dalle tecniche più particolari di tintura e doppia tintura in capo, agli effetti e le dinamiche della tintura sotto pressione, per poi proseguire con i capi in materiali estranei al mondo dell’abbigliamento, perché derivati ad esempio dall’industria aeronautica e biomedicale.

Quali secondo lei i momenti più significativi del percorso di Stone Island?
Se guardiamo nell’insieme la nostra storia, non parlerei di singoli momenti, piuttosto di tre grandi periodi legati alla guida  dello stile. Il primo, quello di Massimo Osti, fondatore e ideatore del marchio nel 1982, che rimase fino al 1995, e che determinò indelebilmente il DNA di Stone Island. Poi arrivò Paul Harvey, dal 1995 fino  al 2008, che spinse la sperimentazione tessile estrema, nel rispetto del brand e delle sue origini. La terza, a partire dal 2008, quando assumo personalmente la guida dell’ufficio stile,  coadiuvato da un team stilistico formato da creativi provenienti da più Paesi.

Gilet indossato da Daniel / vest worn by Daniel Stone Island Shadow Project, foulard/ scarf vintage A.N.G.E.L.O.

Giacca indossata da Matthieu / jacket worn by Matthieu Stone Island Shadow Project   

 

Giacca con gilet incorporato / jacket with vest attached Stone Island Shadow Project

Innovazione legata ai materiali usati e portabilità. Sono queste le chiavi del successo di Stone Island? O a cosa si deve secondo lei?
Senza dubbio l’innovazione sui materiali e la ricerca tessile sono fondamentali. Così come lo è la portabilità intesa come comfort e performance. Ma credo che sia ancora più importante il rispetto del DNA del marchio. Abbiamo consumatori esigenti e il nostro modo di essere fedeli a noi stessi è importantissimo. Definirei questo con due parole: innovazione continuativa.

Quanto è stato importante il legame con altre forme creative per la longevità del marchio e la sua continua freschezza? Quale il legame fra Stone Island e l’arte e il mondo del design?
Ci sentiamo vicini al mondo del design industriale. I nostri capi vengono concepiti  come oggetti da indossare con la massima attenzione alla funzionalità. L’estetica, seppur importantissima, è subordinata al reale compito che una tasca o un dettaglio deve svolgere.

Come è cambiato il target di riferimento del marchio in questi anni?
Stone Island nasce nell’82 e viene subito eletta come uno dei brand icona, da una generazione di maschi italiani che hanno continuato a seguirci negli anni. Ci siamo però resi conto che dovevamo iniziare a parlare con le nuove generazioni, che si sono rivelate pronte e ricettive nei nostri confronti.  Abbiamo cambiato tipo di comunicazione e abbiamo iniziato a dialogare sul web e questo è stato utilissimo.

C’è ancora qualcosa che non ha concretizzato e che vorrebbe realizzare con Stone Island? Un sogno nel cassetto?
Sono  una persona che guarda avanti, perciò mi sembra che ci sia ancora tutto da fare. Di sogni non ne ho, ho speranze nei miei cassetti. La speranza che i nostri progetti continuino a diventare realtà.

Giacca / jacket Stone Island Shadow Project 

Nella seconda pagina (la vedete aprendo questo post, cliccando sul titolo) la locandina e gli orari della mostra. 

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  1. Kaarl Rispondi

    Io adoro stone island …uno dei primi maglioni che ho comprato e che conservo gelosamente era uno stone island a coste nero…..ogni tanto lo metto ancora

  2. Rink Olga Rispondi

    Ancora una scoperta,che mi porta informazioni importanti sul ritratto della industria italiana della moda. mi piace sempre di più anche styling. Bella scelta sia dei modelli, sia di outfit. mi piace tanto quello con la borsa rossa! molto stylish!!!

  3. dea Rispondi

    Le tue interviste sono sempre meravigliose.. ma preferisco sempre vedermi prima solo le immagini, come quando ero bambina :) le tue immagini ispirano sempre tanto.. ah. :)
    xxx

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